Dice l’autore :

Dice l’autore (via matteogiampieri’s Blog):.

Disegnare la pioggia, Matteo Giampieri, Voras 2010

Siamo in un paese dal nome abbastanza italiano, ma potremmo trovarci tranquillamente sia verso la metà del secolo scorso che in tempi più recenti.

Libro poetico, che non esiterei a consigliare a ragazzi, comunque adatto a tutte le età.

Tratta problemi attuali e anche quelli di sempre; uno in particolare, che è meglio scoprire leggendo, per cui non ve lo dirò. Li tratta però con una mano particolarmente leggera e sensata, con una serietà che stupisce perché tutto è visto dagli occhi di un bambino. E il libro ci stupisce perché viene da un autore esordiente che iniziò a scriverlo ventenne.

Che bambino è? Ha in comune con molti altri il destino di un carattere riflessivo, che rispetto ai coetanei si trova isolato ma non per colpa sua. Pensa con la sua testa e trovandosi solo vive in un suo mondo. Lo incontriamo in compagnia dei suoi nonni perché dal paese in cui abita la famiglia sta per trasferirsi in città. Alla vigilia di un passaggio.

Le diverse caratteristiche negative che ha osservato nella società lo portano ad essere critico e a costruire la sua morale. Un bambino sensibile che ragiona con fierezza.

E necessariamente il suo procedere mantiene intatta la forza dei sogni.

Quindi è un romanzo di formazione e del passaggio alla prima adolescenza.

All’inizio il sogno riguarda la condizione infantile e la mitica atmosfera di un’età dell’oro.

Attraverso la scoperta del femminile, quasi un innamoramento ma tutto immerso nei toni dell’amicizia, al crescere della confidenza si svela un doloroso segreto ma lentamente, senza alcuna forzatura. Quando bisogna passare ad agire anche allora sono sempre i sogni, quelli fatti dormendo, a condurre la narrazione dal culmine alla risoluzione e scioglimento, senza che si debba abbandonare il tono lieve.

Fra i problemi c’è naturalmente la cattiveria, il male dei filosofi; l’autore sa che non si può prescinderne e non è questo un romanzo edulcorato: il bambino che sta ancora studiando il modo di affrontarlo, usa tutta la sua intelligenza per cavarsela.

Se da adulti non si può più credere in qualcosa, non vale la pena diventare grandi. Se non si vive più così, con gli occhi del bambino, si perde qualcosa. Chi molto chi poco. Ma vivere mantenendo i propri ideali si può. La storia raccontata qui sembra volercene ricordare. Che almeno proviamo a non demordere, a non ripiegare sulle rinunce nemmeno quando invecchiando le forze vengono meno e ci si può sentire sfiduciati, spinti alla resa.

La vicenda rimane aperta, per quanto riguarda il seguito, la città, il viaggio. Ma il libro si chiude con speranza e con la soddisfazione di aver letto un bel libro.

Merito soprattutto della delicatezza di una visione poetica che lo pervade dall’inizio alla fine.

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