Emily Dickinson, 35 a c. di Chiara Adezati – Pdf a disposizione (Pubblico dono fatto)

eccolo:

https://chiaraadezatiblog.wordpress.com/emily-dickinson-a-c-di-chad/

femmina

e l’ape del prato:

Emily Dickinson

 

This World is not Conclusion.
A Species stands beyond —
invisible, as Music —
but positive, as Sound —
it beckons, and it baffles —
Philosophy — don’t know —
and through a Riddle, at the last —
Sagacity, must go —
to guess it, puzzles scholars —
to gain it, Men have borne
contempt of Generations
and Crucifixion, shown —
Faith slips — and laughs, and rallies —
blushes, if any see —
plucks at a twig of Evidence —
and asks a Vane, the way —
much Gesture, from the Pulpit —
strong Hallelujahs roll —
narcotics cannot still the Tooth
that nibbles at the soul —

 

 

 

 

 

 

Questo Mondo non è Conclusione.

C’è un Ordine oltre –

invisibile, come la Musica –

ma positivo, come il Suono –

invita, e sconcerta –

Filosofia – non so –

e in un Enigma, alla fine –

Sagacia, deve andare –

indovinarlo, fa arzigogolare alunni –

ottenerlo, Uomini sopportarono

disprezzo di Generazioni

e la Crocifissione, fu data –

Fede scivola – e ride, e recupera –

arrossisce, se qualcuno veda –

coglie un ramo di Evidenza –

e chiede a un Vano, la via –

molto Gesticolare, dal Pulpito –

forti Hallelujah ruotano –

narcotici non tacitano il Dente

che rode intorno l’Anima –

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 more emily

 

We met as Sparks – Diverging Flints
sent various – scattered ways –
We parted as the Central Flint
were cloven with an Adze –

subsisting on the Light We bore
before We felt the Dark –
a Flint unto this Day – perhaps –
but for that single Spark.

*

ci incontrammo Scintille – Selci Divergenti

spedite per diverse – vie sparse –

ci separammo quando la Selce Centrale

fu spaccata con un Ascia –

 

*

 

di sopravvivere in Luce sopportammo,

prima di avvertire il Buio –

Selci fino al Giornodoggi – forse –

salvo per quell’unica Scintilla.

 

*

 

J1132 (1868)

The smouldering embers blush –

oh Heart within the Coal

hast thou survived so many nights?

The smouldering embers smile –

 

soft stirs the news of Light

the stolid Rafters glow

one requisite has Fire that lasts

Prometheus never knew –

La brace si consuma arrossisce –

oh Cuore nel Carbone

così tante notti sopravvivesti ?

Le braci si consumano e sorridono –

 

molle si muove notizia di Luce

avvampano gli impervidi Ceppi 

un requisito ha il Fuoco che resiste

Prometeo non lo ha mai saputo –

Lettori di EMILY DICKINSON

*

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*

*

*

Il senso dell’inizio in Emily Dickinson

Vi propongo lei perché mi pare sia molto amata da chi la legge:  ha un modo così diretto, da cuore a cuore, che fa sempre breccia, spesso diventa una preferita o la prediletta. Per me la poesia è lei.

Con Dante si può dire tutto. Tutto ciò che riguarda noi, l’umano universale o la tavolozza dei colori fondamentali con cui si possono dire le emozioni. Ma almeno in parte questo può valere anche con altri poeti.

Magari nel fare la sua conoscenza, Emily ci appare come un’oasi in pieno ‘800: ci siamo già fatti un’idea di questo secolo, e quando incontriamo lei, rimaniamo un po’ interdetti, da stranieri, ci spiazza. Se leggiamo Dante, è lui a raccontarci anche il modo di vivere di allora, conosciamo il medio evo attraverso di lui. Invece Emily prescinde da quasi tutti i fatti che non accadano… in un prato.

Il suo panorama è volutamente ristretto, un prato, un cielo sono i suoi luoghi dell’anima. Una scelta netta con un suo motivo: la poesia vuole questo. Più che dire, il suo modo è suggerire; sa che invocare la partecipazione è più efficace. Sa che non c’è lettera senza lettore, di questo il suo modo di scrivere è un esempio lampante.

Lascia ampi spazi di ‘indefinito’ e di ‘non-detto’ intorno a un punto dove invece concentra la precisione, la visuale, l’accuratezza. Così i punti vengono messi in risalto dal contrasto mentre gli aloni, i contorni vaghi a gran voce chiamano in causa il lettore.

Pressoché in ogni frase lascia aperto il senso, offre almeno due significati. Il lettore può scegliere. Il lettore partecipa. Poi magari si accorge che tutte le valenze vanno bene, una non esclude l’altra, in tutte le accezioni c’è poesia.

Il suo modo di scrivere si direbbe proprio fatto apposta. Nato per questa strategia. La struttura stessa: i famosi trattini diventano una punteggiatura personale. La lingua inglese poi, come qualsiasi altra, se volesse, sa la definizione, ma per la poca grammatica, fra le lingue moderne si presta particolarmente alla duttilità. Emily fa leva su questa possibilità. Senza forzature ma in modo anche molto studiato.

Non solo non vuole escludere i molteplici significati e li ricerca ma li fa ricercare anche a noi. Le sfaccettature, i punti di vista, non l’ambiguo sono il centro del suo discorso. Bravissima a cogliere e operare con il gioco di simmetrie, la ripetizione con variazione, il chiasmo, i parallelismi, tutta la griglia geometrica dell’equilibrismo ordita nel testo.

Un disegno, portato avanti con tale perseveranza da far pensare all’arte araba e al divieto coranico. Un gioco di rimandi che fa del testo un tessuto astratto. Un ricamo, un pizzo di una donna precisa e puntuale, molto operosa e attiva (come era oltre che esperta, nella manualità casalinga).

Declinate le generalità, dove cominciare? Ma abbiamo già cominciato. Perché il nocciolo della poesia di Emily Dickinson, il nucleo che vi ho appena accennato, è l’aggancio, come vedremo ora nei testi, con il tema: in-iziare.

Il piccolo prefisso ci dice grandi cose. Ci dice che c’è un Dentro e un Fuori. E un in-gresso. Una soglia da varcare, tra due condizioni. Un tempo in cui non fare ancora e uno in cui fare, per esempio. Diciamo che a questo mondo tutto ha una fine; e anche un inizio allora! di giornata, di vita, di viaggio. Primavera, stagione d’inizio; infanzia e giovinezza rispetto alle età dell’uomo; oriente per il viaggio del sole. Tutti i concetti che implicano un passaggio sono figure di un iniziare.

Emily offre con semplicità. Allora, mattino. Protagonista: il sole. Azione: entra in scena. Poche cose ci fa vedere, ma certo suggerisce che ognuna stia per qualcos’altro; che tutta la realtà sia rappresentazione: altro, quel che non vediamo siamo invitati a immaginare.

Compito dei poeti, notoriamente, fare accostamenti, associare significati; o meglio evidenziare queste vicinanze di segni che sono  e si trovano già insiti nelle cose. Nascere delle piante: spuntare da dentro a fuori dalla terra; il nostro: da dentro il corpo della madre, a venire alla luce; oltrepassare una soglia; aprire, e chiudere  una porta; intravedere da una porta socchiusa una condizione diversa, interna: è un inizio.

Emily pensa che l’ interno di ciascuno è l’ anima. L’atto di guardarsi dentro, quel tanto che è consentito, è il tentativo di consapevolezza. Una trasformazione. Un passaggio, portare alla luce qualcosa che era nascosto. Capire. Capire l’altro anche, dargli posto dentro di noi, accogliere qualcosa di un’anima all’interno della nostra. Es-primersi, dar forma all’informe, è come far ‘passare’ una sensazione da noi a chi ci ascolta.

In un certo strato delle poesie, nell’immediatezza che indica l’urgenza del pensiero, l’urgenza del bisogno di travasare, e con la freschezza delle scoperte sentiamo un iniziare. Il senso dell’inizio è voler sbocciare, o voler coltivare dentro fino al compimento qualcosa che poi vuole uscire. Ogni dono nella sua anima di cui Emily o la poesia, con calma si accorge, lo spia, lo percepisce, lo cova, lo studia finchè esso preme per sorgere e fluire.

(Roma, Officina di Ottobre ‘09)

*

Ci sarà davvero un “Mattino”?
C’è una cosa come il “Giorno”?
Potrei vederlo dalle montagne
se fossi alta come loro?

Ha piedi simili a Ninfee?
Ha penne come un Uccello?
E’ stato portato da famose regioni
di cui non ho mai sentito parlare?

Oh qualche Studioso! Oh qualche Marinaio!
Oh qualche Sapiente dai cieli!
prego di dire a un piccolo Pellegrino
dove si trova il luogo chiamato “Mattino”!

J101

Will there really be a “Morning”?
Is there such a thing as “Day”?
could I see it from the mountains
if I were as tall as they?Has it feet like Water lilies?
Has it feathers like a Bird?
Is it brought from famous countries
of which I have never heard?Oh some Scholar! Oh some Sailor!
Oh some Wise Man from the skies!
Please to tell a little Pilgrim
where the place called “Morning” lies!

Una Porta si aprì appena sulla strada –
io – sperduta – stavo passando di là –
l’Ampiezza del Calore di un istante si dischiuse –
e Ricchezza – e Compagnia.

La Porta altrettanto istantaneamente si chiuse – E io
io – sperduta – stavo passando di là –
sperduta due volte – ma per contrasto – soprattutto
che mostrava – miseria –

J953

A Door just opened on a street –
I – lost – was passing by –
an instant’s Width of Warmth disclosed –
and Wealth – and Company –

 

The Door as instant shut – And I –
I – lost – was passing by –
lost doubly – but by contrast – most –
informing – misery –

 

L’Aurora è il tentativo
del Volto Celeste
l’Inconsapevolezza della Perfezione

di simulare, per Noi.

J1002

Aurora is the effort
of the Celestial Face
unconsciousness of Perfectness
to simulate, to Us.

Chi è l’Oriente?

L’Uomo Giallo
che vuol essere Porpora se può
che porta dentro il Sole.

Chi è l’Occidente?

L’Uomo Porpora
che vuol essere Giallo se può
che Lo fa uscire di nuovo.

J1032

Who is the East?
The Yellow Man
who may be Purple if He can
that carries in the Sun.

Who is the West?
The Purple Man
who may be Yellow if He can
that lets Him out again.

*

Emily Dickinson

lettemdi

 

 

ph: salsel, serie Albe rosate

.

Emily Dickinson, versioni scelte da e a c. di Chad

si può leggere qui di seguito o anche scaricare qui: Emily Dickinson a c. di Chiara Adezati

 

Numerazione da The Complete poems, ed. by T.H.Johnson

 

Indice:

101 108 135 320 584 603 615 621 642
650 662 668 670 672 674 679 680 681
683 684 686 688 689 690 691 692 693
701 953 1002 1032

+ al. (w.i.p. = work in progress)

 

J101

Ci sarà davvero un “Mattino”?
C’è una cosa come il “Giorno”?
Potrei vederlo dalle montagne
se fossi alta come loro?

Ha piedi simili a Ninfee?
Ha penne come un Uccello?
E’ stato portato da famose regioni
di cui non ho mai sentito parlare?

Oh qualche Studioso! Oh qualche Marinaio!
Oh qualche Sapiente dai cieli!
prego di dire a una piccola Pellegrina
dove si trova il luogo chiamato “Mattino”!

 

108

 

I chirurghi devono stare molto attenti

quando prendono il coltello!

Sotto le loro fini incisioni

Striscia il Colpevole – Vita!

135

L’Acqua, insegnata dalla sete.

La Terra – da Oceani attraversati.

Il Trasporto – dal travaglio –

la Pace – dalle sue battaglie narrate –

l’Amore, da Impronta di Memoria.

Gli Uccelli, dalla Neve.

 

320

 

Giochiamo con le formine –

finchè qualificati per Perle –

allora , lasciamo le formine –

e ci consideriamo sciocchi –

le Forme – tuttavia – erano simili –

e le nostre nuove Mani

impararono Tattiche per Gemme –

praticando Sabbia –

 

584

 

Smise di farmi male, anche se così lentamente

che non potei sentire l’Angoscia andarsene –

solo sapevo guardando indietro –

che qualcosa – aveva obnubilato il Sentiero –

né quando cambiò, potrei dire,

perché l’avevo indossato, tutti i giorni,

costante come il vestito Infantile –

che appendevo al Gancio, la sera.

Ma non il Dolore – che si annidava fitto

nome aghi – che le signore spingono piano

nelle Guance di Cuscini –

per tenerli a posto

né quel che lo consolò, potrei tracciare –

salvo che mentre esso fu Selvaggio –

ora è meglio – quasi Pace –

 

603

 

Egli trovò il mio Essere – lo sollevò –

lo mise a posto –

poi incise il suo nome – su di esso –

e lo affidò all’Oriente

 

fosse fedele – in sua assenza –

e egli sarebbe tornato –

con Equipaggio d’Ambra –

questa volta – per portarlo a Casa

 

615

 

Il nostro viaggio era progredito –

i nostri piedi quasi arrivati

a quella strana Biforcazione in Via dell’Essere –

Eternità – dal Termine –

il nostro passo improvvisa venerazione

i nostri piedi – riluttanti – guidarono –

Davanti – v’erano Città – ma in Mezzo –

La Foresta dei Morti –

Ritirarsi – era fuor di Speranza –

Indietro – una Strada Sigillata –

la Bandiera Fresca dell’Eternità – Davanti –

e Dio – ad ogni Porta –

 

621

 

Non chiesi altra cosa –

non altra – fu negata –

offrii Essere – per essa –

il Potente Mercante – sogghignò –

il Brasile? Egli ruotò un Bottone –

senza uno sguardo verso di me –

“ma – Signora – non c’è altro –

che possiamo mostrarLe – Oggi?”

 

642

 

Me da Me – bandire –

sapessi un Modo –

imprendibile la mia Fortezza

da tutti i Cuori –

ma poiché Io – assalgo Me –

come aver pace

salvo soggiogando

la Consapevolezza?

E poiché Noi siamo mutui Monarchi

come può essere

salvo Abdicando –

Me – da Me?

 

650

 

La Sofferenza – ha un Elemento in Bianco –

non riesce a ricordare

quando ebbe inizio – o se ci fu

un tempo quando non esisteva –

non ha Futuro – se non sé stessa –

il Suo Infinito contiene

il suo Passato – illuminato a percepire

nuovi Periodi – di Sofferenza.

 

662

 

Metterci in imbarazzo a vicenda

e Dio

è il limite della Rivelazione,

a voce alta

non c’è chi prevalga,

ma in silenzio,

la Divinità dimora sotto sigillo.

 

668

 

“Natura” è quel che vediamo –

la Collina – il Pomeriggio –

Scoiattolo – Eclissi – l’Ape –

no – Natura è Paradiso –

Natura è quel che udiamo –

il fringuello – il Mare –

Tuono – il Grillo –

no – Natura è Armonia –

Natura è quel che conosciamo –

ma non abbiamo modo per dire –

così impotente il Nostro Sapere

per la Sua Semplicità.

 

670

 

Non c’è bisogno di essere una Camera – per essere Infestati –

non c’è bisogno di essere una Casa –

il Cervello ha Corridoi – che sorpassano

il Luogo Materiale –

ben più sicuro, di un Incontro a Mezzanotte

con Fantasma esterno

che il Confronto con l’interno –

quel Migliore Ospite.

ben più sicuro, durante una galoppata in Abbazia,

la caccia delle Pietre –

che disarmati, incontrare sé stessi –

in Luogo solitario –

noi dietro di noi, nascosti –

dovremmo spaventarci di più –

un Assassino nel nostro Appartamento

sarebbe l’ultimo degli Orrori.

Il Corpo – prende in prestito una Rivoltella –

spranga la Porta –

intravedendo uno spettro più grande

o Altro –

 

672

 

Il Futuro – mai parlò –

né lo farà – come il Muto –

rivela a segni – una sillaba

che Verrà dal Suo Profondo –

solo quando le Notizie sono mature –

le presenta – in Atto –

previene la Preparazione –

la Fuga – o il Sostituto –

Indifferente per Lui –

la Dote – come la Rovina –

Suo Compito – solo eseguire

del Destino – il Telegramma – a Lui –

 

674

 

L’Anima che ha un ‘Ospite

va di rado all’estero –

Folla più divina a Casa –

oblitera il bisogno –

e la Cortesia vieti

una partenza dell’Ospite quando

da Lui sia in visita

l’Imperatore degli Uomini –

 

679

 

Consapevole sono nella mia Camera,

di un amico privo di forma –

non l’attesta con una Postura –

né conferma – con una Parola –

né un Posto –occorre Gli offra –

più appropriata Cortesia

l’ospitale intuizione

della Sua Compagnia –

la Presenza – è il Suo definitivo permesso –

né Lui a Me

né Io a Lui – dall’Accento –

penalizza l’Onestà –

stancarsi di Lui, sarebbe più strambo

che se la Monotonia

conoscesse una Particella – della Società

Vasta dello Spazio –

né se Egli visiti Altri

se Egli dimori – o Nulla- so io –

ma l’Istinto Lo considera

Immortalità –

 

680

 

Ogni Vita Converge a qualche Centro –

Detta – o taciuta –

esiste in ogni Natura Umana

una Meta –

Scarsamente incorporata in sé stessa – forse –

troppo bella

perché la presunzione di Credibilità

la guasti

Adorata con cautela – come un Cielo Fragile –

che raggiungere

sarebbe senza speranza, come toccare

il Vestito dell’Arcobaleno –

Ma perseverando – certo – per la Distanza –

che alta –

verso la diligenza lenta dei Santi –

il Cielo –

non raggiunto – forse – dalla bassa Ventura di una Vita –

ma allora –

l’Eternità abilita il conseguimento

un’altra volta.

 

681

 

Terreno di Pietra Acciarina, se arato a dovere –

ricompenserà la Mano –

seme di Palma, dal sole della Libia

fatto fruttificare nella Sabbia –

 

683

L’Anima di sé stessa

è un’ amica imperiale –

o la più agonizzante Spia –

un Nemico potrebbe mandare –

sicura contro il proprio –

nessun tradimento può temere –

Lei di sé Sovrana – di sé

l’Anima dovrebbe stare in Venerazione –

 

684

 

I migliori Guadagni –

devono passare il Test di Perdita

per essere costituiti – Guadagni –

 

686

Dicono che “il tempo cura” –

il tempo non cura mai –

una sofferenza in atto si rafforza

come i Nervi, con l’età –

il tempo è un Test del Male –

non un Rimedio –

se si dimostra tale, dimostra anche

che non c’era Malattia –

 

688

 

“Discorso” – è un lusso del Parlamento –

“Lacrime”- uno scherzo dei nervi.

Ma il Cuore con il carico più pesante –

non – sempre – si muove –

 

689

 

Gli Zeri – ci insegnò – Fosforo –

imparammo ad amare il Fuoco

giocando con i Ghiaccioli – da Ragazzi –

e l’Esca – indovinata – dal potere

degli Opposti – per bilanciare la Diversità –

se il Bianco – un Rosso – dovesse essere!

Paralisi – il nostro Innesco – muto

fino a Vitalità!

 

690

 

La Vittoria arriva tardi –

e viene calata su labbra gelate –

troppo rapite dal gelo

per prenderla –

come sarebbe stata dolce –

solo una Goccia –

fu così economo Dio?

la Sua Tavola apparecchiata troppo in alto per Noi –

a meno di cenare in punta di piedi –

briciole – per bocche così piccole –

ciliegie – adatte a Pettirossi –

la Colazione d’Oro dell’ Aquila Li strangola –

Dio mantiene la Sua Parola con i Passeri –

con poco Amore – sanno come rimaner alla fame –

 

691

 

Ti piace l’estate? Gusta le nostre.

Spezie? Compra qua!

Malato! Abbiamo bacche , per la gola riarsa!

Stanco! Licenze d’alba!

Perplesso! Domini di viola su cui il male nemmeno mai pose lo sguardo!

Prigioniero! Portiamo tregua di rose!

Svenuto! Fiaschi d’aria!

Persino per la Morte, una medicina di fate.

Ma, qual è, signore?

 

692

 

Il sole continuava a tramontare – tramontare – eppure

nessuna Sfumatura di Pomeriggio –

sul Villaggio percepivo –

di Casa in Casa era Mezzogiorno –

il Crepuscolo continuava a scendere – scendere – eppure

nessuna Rugiada sull’Erba –

ma si fermava solo sulla mia Fronte –

e passeggiava sulla mia Faccia –

i miei Piedi continuavano a trascinare – trascinare – eppure

le mie dita erano sveglie –

ma perché così poco rumore – Io

alle mie Sembianze?

Come conoscevo bene la Luce prima –

riuscii a vederlo ora –

è la Morte – quel che sto facendo – ma

non ho paura di sapere –

 

693

 

Conchiglie della Costa sbagliando –

le tenni care come fossero il Tutto –

accadde in Ere Posteriori

di contenere una Perla –

perché così tardi – mormorai –

il mio bisogno di Te – sia finito –

perché – rispose la Perla –

il mio Periodo cominci

 

701

 

Un pensiero salì alla mia mente oggi –

che avevo avuto prima –

ma non avevo terminato – tempo fa –

non potei stabilire l’Anno –

né dove andò – né perché venne

a me la seconda volta –

né certo, che cosa fosse

ho il Modo di dire –

ma da qualche parte – nella mia Anima – lo so –

incontrai la Cosa prima –

me la ricordò soltanto – fu tutto –

e non venne mai più sulla mia strada –

 

J953

Una Porta si aprì appena sulla strada –
io – sperduta – stavo passando di là –
l’Ampiezza del Calore di un istante si dischiuse –
e Ricchezza – e Compagnia.

La Porta altrettanto istantaneamente si chiuse – E io
io – sperduta – stavo passando di là –
sperduta due volte – ma per contrasto – soprattutto
che mostrava – miseria –

 

J1002

L’Aurora è il tentativo
del Volto Celeste
l’Inconsapevolezza della Perfezione

di simulare, per Noi.

 

J1032

 

Chi è l’Oriente?

L’Uomo Giallo
che vuol essere Purpureo se può
che porta dentro il Sole.

Chi è l’Occidente?
L’Uomo Purpureo
che vuol essere Giallo se può
che Lo fa uscire di nuovo.

 

 

*

 

 

 

 

 

 

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