Rubaiyat (troppe maiuscole! cercatevele nell’originale)

Omar Khayyam, Rubaiyat

Awake! for Morning in the Bowl of Night
Has flung the Stone that puts the Stars to Flight:
And Lo! the Hunter of the East has caught
The Sultan’s Turret in a Noose of Light.

Dreaming when Dawn’s Left Hand was in the Sky
I heard a voice within the Tavern cry,
“Awake, my Little ones, and fill the Cup
Before Life’s Liquor in its Cup be dry.”

And, as the Cock crew, those who stood before
The Tavern shouted — “Open then the Door!
“You know how little while we have to stay,
“And, once departed, may return no more.”

Now the New Year reviving old Desires,
The thoughtful Soul to Solitude retires,
Where the White Hand of Moses on the Bough
Puts out, and Jesus from the Ground suspires.

Iram indeed is gone with all its Rose,
And Jamshyd’s Sev’n-ring’d Cup where no one Knows;
But still the Vine her ancient ruby yields,
And still a Garden by the Water blows.

*

Dèstati che nella coppa della notte la mattina

ha gettato la pietra che fuga le stelle:

e guarda! Il cacciatore dell’est ha preso

la torre del sultano in un laccio di luce.

*

Sognavo quando la mano sinistra dell’alba era in cielo

che sentivo una voce piangere nella taverna,

“svegliatevi, miei piccoli, riempite la coppa

prima che il liquore della vita nella sua coppa sia a secco”.

*

E appena il gallo cantò, quelli che stavano davanti

alla taverna gridarono—“ apri la porta allora!

lo sai quanto poco possiamo restare,

e una volta partiti potremmo non tornare più.”

*

Ora che l’anno nuovo ravviva vecchi desideri

l’anima pensosa si ritira nella solitudine

dove la mano bianca di Mosè sul cespuglio

spiazza, e Gesù dal profondo sospira.

*

Iram è davvero andato, con tutta la sua rosa

e la coppa dai sette anelli di Jamshhyd dove nessuno sa,

ma il vino mantiene ancora l’antico rubino

e ancora un giardino fiorisce presso l’acqua.

*

da Edward FitzGerald

Translations © chiaraadezati

*

Rabia, X sec., Sufi, (donna).

*

 *
Brothers, my peace is in my aloneness.
My Beloved is alone with me there, always.
I have found nothing in all the worlds
that could match His love,
this love that harrows the sands of my desert.

*

Fratelli, la mia pace è nel mio essere sola.

Là il mio amato è solo con me, sempre.

Non trovai nulla in tutti i mondi

che possa somigliare al Suo amore,

questo amore che scava le sabbie del mio deserto.

*

(dalla traduzione inglese di Andrew Harvey)

*

Poesia araba: Was that Layla’s fire

Umar ibn Al-Farid
Translated by A.Z. Foreman, traduzione dall’inglese di C. Adezati

Was that Layla’s fire that shone through the veils of night on Zu-Salam,
or a lightning bolt that lit the vales of Alam and Az-Zarwa?
Is there not a sigh of dawn, O spiriting winds of the harsh Na’man?
Is there but a sip of you for me, O waters of parched Wajra?
O driver of laden camels rolling up the wayless sands
like a scroll of mighty writ beside the Sagebrush of Idam,
Turn aside at the guarded safeground -God be your shepherd!- and seek the way
To yonder Lotus thicket, to the myrtle and laurel bay.
Then halt at Mount Sal and ask at the curling vale of Raqmateyn:
Have the tamarisks grown and touched at last in the livening weep of the rain?
If you’ve crossed the river of Arqadi in the morn-light, I implore you
By God, be unabashed and say I send them my “Salam”
Say too: in your domains I have left behind a heartfelled man
Alive as a deadman wandering, lending every plague the plague.
From my heart like a burning bush there spreads a flame of more than fire.
From my eyes the pouring tears are like a ceaseless season of rain.
For such is the lovers’ law: when bound in love with a gazelle
Not one limb of the mortal’s body can ever be freed of pain.
You ignoramus! You who defame and shame me for my love!
Desist and learn. You would not blame me, had you known love as well.
My oath by the sacred union, by the ancient love and by
That covenant’s communion and all the things of times gone by:
No consolation, no replacement turned me away from loving
For the whims of change and solace have no part in what I am.
Return the slumber to my eyes, and then perhaps I will see you
Visit my bed as a revenant shade in the recklessness of dream.
Alas for our days at Kheyf! Had they but lasted each tenfold!
Alas for me, alas at how the last day can never last.
If only my woe could be of aid, if only the “oh” of my sorrow
And sheer regret could help recover anything of the past.
Gazelles of the sinuous dune! Be kind and turn away from me
For I have pledged my gaze to look on no one but my love
In deference to a Judge who has decreed an awful fatwa
To shed my blood in sacred months as well as the profane.
He is too deaf to heed my complaints, too mute to grant reply.
And he, when looking upon the plight of lovers, is smitten blind.

*

Fu il fuoco di Laila a splendere attraverso i veli della notte su Zu-Salam

O lo scoppio di un lampo a illuminare le valli di Alam e Az-Zarva?

Non c’è un sospiro dell’alba, O venti che spirate sull’aspro Na’man?

Non c’è un solo sorso di voi per me, O acque del riarso Wajra?

O guida dei cammelli carichi che si srotolano su sabbie senza sentieri

come pergamena di potente decreto a fianco all’artemisia di Idam

gira intorno al camposalvo custodito –Dio sia il tuo pastore- e cerca la via

per il boschetto di Lotus laggiù per la baia di mirto e di alloro.

Poi ferma al monte Sal e chiedi presso la valle arricciolata di Raqmateyn:

son cresciute le tamerici e tocche finalmente dalle ravvivanti lacrime di pioggia?

Se hai attraversato il fiume di Arqadi nella luce del mattino, t’imploro

per Dio non aver vergogna e dì loro che mando loro il mio “Salam”,

dì anche: nei vostri domini ho lasciato dietro di me un uomo dal cuore spezzato

vivo come un morto vagante, che aggiunge piaga a piaga.

Dal mio cuore come da un roveto ardente si sprigiona una fiamma di più che fuoco.

Dai miei occhi le lacrime  che verso sono come un’incessante stagione di pioggia.

Poiché tale è la legge degli amanti: quando legati d’amore con una gazzella

non un membro del corpo mortale può mai esser libero dal dolore.

Te ignorante! Tu che mi diffami e disonori per il mio amore!

Desisti e impara. Non mi biasimeresti se avessi conosciuto amore tu pure.

Il mio giuramento per la sacra unione, per l’amore antico e per

la comunione di quel patto e tutte le cose del tempo andato:

nessuna consolazione, nessun rimpiazzo mi deviò dall’amare

perché le voglie di cambiamento e sollazzo non han parte in ciò che sono.

Rendi il sonno ai miei occhi e allora forse ti vedrò

visitare il mio letto come un’ombra che ritorna nell’avventatezza del sogno.

Ahimè per i nostri giorni a Kheyf! Avessero solo durato ciascuno dieci volte!

Ahi per me e ahi per come l’ultimo giorno mai può durare!

Se solo il mio dolore potesse esser d’aiuto, se solo l’oh del mio dispiacere

e puro rammarico potesse aiutare a recuperare qualcosa del passato.

Gazelle delle sinuose dune! Siate gentili e andate via da me

perché ho votato il mio sguardo a non guardare altri che il mio amore

in deferenza a un giudice che decretò una terribile fatwa

a versare il mio sangue nei mesi sacri come nei profani.

Egli è troppo sordo per dar ascolto ai miei lamenti, troppo muto per garantire risposta.

Ed Egli quando guarda la preghiera degli amanti è colpito dalla cecità.

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