A prova di privacy, prosa di umani

A prova di privacy, prosa di umani

 

 

 

Ogni nome che mi date mi nasconde

allegro o triste, giro in maschera. Vi lascio fare,

il poco che faccio pocopreciso pure precisa poco a poco

il padre, il figlio e lo spirito dove mi defilo.

 

C’è un nome solo che non si dice ancora:

nel tempo, ora, definisce l’ombra di un’orma

nella sabbia di abramo, ma adotta già

il segno fra le stelle.

 

 

 

 

 

 

Dedizione a davide – in d minore a re maggiore

 

 

 

Distruggi, demonio di un dio distratto

a cui dobbiamo doni druidici;

e la dannazione disabilita,

dispotica, a far uso dialettico.

Dormi danzando, degnati dividere

dadaistico un senso di dominio.

 

 

Po Chu I, per la pigrizia

La canzone del pigro
M’han sempre detto che Chi Shu Yeh
passò l’intera sua vita in ozio.
Ma qualche volta suonava l’arpa
e trasmutava pure i metalli.
Dunque anche lui
non era pigro
come son io!

8 settembre 2012 a Murazzano

*

Incubo dell’impotenza, per l’alchimista

*

Vado rasente ad un muro di lato

dove so che di là tu sei colline.

Luce o buio? allo sguardo nulla è incline,

tasto pietre con due mani.  Ma è vuoto

*

vertigine non poter vedere oltre.

Ruvido attrito confronta – vertebre

comprendono l’ansia di procedere:

ho paura, come tante altre volte.

*

Sento, che arrivo vicina,  ma presa

dal panico. In un bicchiere mi perdo!

Al varco – non ho scelta – è la resa.

*

Esausta al punto di viraggio, perdo

senza essermi fermata, consistenza,

acido annulla base, ah l’essenza…

*

“La poesia delle colline”

 

I poeti genovesi del “Gatto Certosino”

per Murazzano

 

 

 

 


 

I POETI

 

Chiara ADEZATI

Elio ANDRIUOLI
Maria Grazia BERTORA

Piera BRUNO

Maria Cristina CASTELLANI

Goffredo D’ASTE

Mariangela DE TOGNI

Rosa Elisa GIANGOIA

Rosanna MARCENARO

Isa MORANDO

Carlo OLIVARI
Carlo PALUDI

Mario PEPE

Benito POGGIO

Bruno ROMBI

Guido ZAVANONE

 

Giovanni GEROLLA*

da un sogno di Sanguineti (la voce disse)

Il titolo è tratto dalla seconda poesia delle Glosse,

nel Gatto lupesco (Feltrinelli, 2010):
“…me lo risento che mi rironza all’orecchio, e mi ridice (in una l i n g u a che mi è molto ignota):

kinek ìrod ezt?  
*
anteprima del film

KINEK ÌROD EZT?

regia di Fabio Giovinazzo
AUDITORIUM DEI MUSEI DI STRADA NUOVA 

Via Garibaldi, 18
venerdì 1° GIUGNO 2012, ore 21
I N G R E S S O  LIBERO LIBERISSIMO
*
l i n k s
EDOARDO SANGUINETI   vita & materiali 
il gatto lupesco [ anteprima ]
OTTAVIA FUSCO   www.ottaviafusco.it
ANDREA LIBEROVICI   www.liberovici.it
RAFFAELE PERROTTA   uno studio & un monologo
TEATRO DEL SUONO   www.teatrodelsuono.it
*

genova genova e genovesi

sabato 19 maggio sabato 19 .05 di quest’anno 2012

a S. Agostino, bello, museo

ore 20

nuit dés poétes, festival G.A.G. che speriamo pien di gags…

se ci sarà qualcuno, è mmeglio.

Ci sarà una poesia mia. E una di tanti altri.

http://conosceregenova.it/web/index.php/it/cultura/teatro/133-actors-and-poetry-festival-dal-18-maggio

Antonia Pozzi

*

Image

*

*

Vicenda d’acque

 

 

tracce per la simultanea – Emily Dickinson per chi non è sufficiente d’inglese ma domani è interrogato

torneremo su questi concetti;

per ora:

sempre solo lei.

*

 

We met as Sparks – Diverging Flints
sent various – scattered ways –
We parted as the Central Flint
were cloven with an Adze –

subsisting on the Light We bore
before We felt the Dark –
a Flint unto this Day – perhaps –
but for that single Spark.

 

*

 

ci incontrammo Scintille – Selci Divergenti

spedite per diverse – vie sparse –

ci separammo quando la Selce Centrale

fu spaccata con un Ascia –

*

di sopravvivere in Luce sopportammo,

prima di avvertire il Buio –

Selci fino al Giornodoggi – forse –

salvo per quell’unica Scintilla.

*

due o tre cose solo di Benn fra cui solo due cose

Gottfried Benn

*

Synthese

Schweigende Nacht. Schweigendes Haus.
Ich aber bin der stillsten Sterne;
ich treibe auch mein eignes Licht
noch in die eigne Nacht hinaus.

*

Sintesi

Silenziosa notte. Silenziosa casa.

Io però sono delle ancora più zitte stelle;

porto persino la mia propria luce

fuori, persinonella mia proprianotte.

*

Wer allein ist, ist auch im Geheimnis,
immer steht er in der Bilder Flut,
ihrer Zeugung, ihrer Keimnis,
selbst die Schatten tragen ihre Glut.

*

Chi è solo, è anche nel segreto,

sempre sta in marea di figure,

da produrre, da germogliare,

persino le ombre hanno braci.

*

Nur zwei Dinge

Durch so viel Form geschritten,
durch Ich und Wir und Du,
doch alles blieb erlitten
durch die ewige Frage: wozu?

Das ist eine Kinderfrage.
Dir wurde erst spät bewußt,
es gibt nur eines: ertrage
– ob Sinn, ob Sucht, ob Sage –
dein fernbestimmtes: Du mußt.

Ob Rosen, ob Schnee, ob Meere,
was alles erblühte, verblich,
es gibt nur zwei Dinge: die Leere
und das gezeichnete Ich.

*

Solo due cose

Tanta forma attraversata,

tra Io e Noi e Tu,

eppure tutto restò sofferto

tra l’eterna domanda: a che scopo?

Questa è domanda da bambini.

Tu solo tardi fosti cosciente,

c’è solo una cosa: sopporta –

se senso, bisogno, saga –

ciò che ti fu fissato da lontano: devi.

Se rose, neve, mari,

tutto quanto fiorì, appassì,

solo due cose sono: il vuoto

e il disegnato Io.

*

Verhülle- dich

Verhülle- dich mit Masken und mit Schminken,
auch blinze wie gestörten Augenlicht,
laß  nie erblicken , wie die Sein, dein Sinken
sich abhebt von dem Rund des Angesichts.

Im letzen Licht, vorbei an trüben Gärten,
der Himmel ein Geröll aus Brand und Nacht –
verhülle- dich, die Tränen und die Härten,
das Fleisch darf man nicht sehn, das dies vollbracht.

Die Spaltungen, den Riß, die Übergänge,
den Kern, wo die Zerstörung dir geschieht,
verhülle, du, als ob die Ferngesänge
aus einer Gondel gehn, die jeder sieht.

*

Avvolgi – ti

Avvolgi – ti  con maschere e col trucco,

strizza anche come per luce che disturba gli occhi,

non far vedere mai, come gli essere , il tuo sprofondare,

prenda rilievo dal tondo del volto.

Con l’ultima luce, lungo giardini opachi,

il cielo un rollìo di incendio e notte –

avvolgi – ti , lacrime e durezze,

la carne non deve essere vista, da tali cose compiuta.

Le spaccature, lo strappo, i trapassi,

il nocciolo dove la distruzione ti accade,

avvolgi, tu, come se i canti da lungi

partano da una gondola che ciascuno vede.

*

Kris Triebe a Badalucco

*

*

Kris (J.K. Triebe) nato nel 1942 a Berlino e cresciuto, a causa della guerra, in Baden-Württemberg, dopo la maturità classica ha studiato filosofia, lettere e storia dell’arte a Tubinga. Ritorna da un breve soggiorno a Parigi, dove cerca di sviluppare le sue capacità liriche e grafiche, quasi morto di fame nel 1964 alla sua città natale, convinto della necessità di doversi guadagnare il pane con una professione, studia psicologia all’Università Tecnica (TU) di Berlino-Ovest.

Durante gli studi a Berlino-Ovest nei famosi anni ’60, scrive poesie, diventa l’unico “lirico di strada” (in analogia con la “pittura di strada” che era molto diffusa a quell’epoca), pubblica due raccolte con grafiche originali di amici pittori e sperimenta diverse forme d’espressione grafica.

Dopo la laurea in psicologia si specializza in psicologia del lavoro e dell’organizzazione, lavora dal 1972 al 1978 come assistente scientifico al Politecnico Federale (ETH) di Zurigo e contemporaneamente come professore incaricato all’Università di Berna, dove prende la docenza nel 1981 (e riceve il premio della facoltà per la sua tesi). In seguito lavora a Berlino nel campo della ricerca universitaria e parauniversitaria, come si vede dalla serie delle sue pubblicazioni, ad esempio sull’ergonomia di software.

Nel frattempo la sua attività artistica diventa sempre più importante per lui, soprattutto da quando sente di aver trovato la sua espressione ideale nella scultura, stimolato in questo senso dal suo vecchio amico Waldemar Otto che nel 1981 durante una visita in Liguria gli regalò il primo pezzo di marmo e alcuni scalpelli. Da allora non può più rinunciare al lavoro creativo con la pietra, preferibilmente con quelle delle montagne liguri, però lavora anche il marmo di Carrara (più spesso quello venato) e il legno.

Come i suoi amici scultori Hans Scheib e Waldemar Otto – nel frattempo egli si è trasferito in Liguria nello stesso paese di quest’ultimo – Kris vuole mantenere qualcosa di figurativo, in contatto con la rappresentazione corporea, nonostante la forma astratta. Nelle sue intenzioni si fa influenzare della struttura e dalla tettonica del materiale, entra in una sorta di dialogo con la pietra mentre la lavora, e cerca mediante la sua lingua formale di creare sculture che in certe parti suggeriscono disfacimenti, fossilizzazioni o reperti archeologici, il che rende comprensibile la definizione scelta da lui, del suo stile come “archeologia artificiale”.

La professione di psicologo che era ancora obbligato ad esercitare, gli permette tuttavia di passare molto tempo in Liguria con le sue pietre. Non volendo rinunciare completamente quando è a Berlino ad una attività artistica, si dedica a fare grafiche al computer e continua a scrivere poesie.

Kris è mancato nel Settembre 2006. La mostra in commemorazione presenta quasi tutte le sculture, una scelta di quadri (grafiche e disegni) e qualche poesia tradotta in italiano da Chiara Adezati e Massimo Sannelli.

*

Quella di Dio, dal vero

Quella di Dio, dal vero

°

Luce opaca luce diffusa e luce

raggrumata in aloni ora d’arancio

o d’azzurro trapela sbavatura

sotto la volta a mente ottenebrata

*

la calotta biancosporca tuttaltro

che compatta: ovatta. Luce che illude

si strappi il cielo e un facile trapasso

solo docile al docile sfilaccia.

*

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