gli auguri!

Gli auguri

 

Il lume le lampade

vi portino poesia

i raggi del sole

le luci della luna

le stelle trasmettano

comprensibile poesia

e se piove piova poesia

 

La neve i visi dei vecchi

il vostro ninnare neonati

lo sguardo che sgorga

i sorrisi dei simili

l’acqua che bevete

l’odore l’aria

le vedute che vi fermano

 

E forse la fatica

i pensieri che passano

il calore dei vostri cari

le lacrime che lacerano

il riso che riunisce

in musica vi mostrino

almeno anche poesia

mi ripoeto dal tedesco

.

ach mensch

Ich bin ein Körper, mit einer Seele darin.
Im Licht der Körper wirft einen Schatten,
die Seele gibt im Dunkeln einen Schein.

.

ach mensch

Io sono un corpo, con un anima dentro.

In luce il corpo getta un’ombra,

l’anima emette al buio un brillìo.

.

.

 

1984, ed. Ripostes

Tao di Lao

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

Armonia di Lao

.

La via, il vortice dell’ineffabile

vi attraversi lunare e involontaria

come flusso di un corso d’acqua

o di un treno di nuvole. La virtù

.

misteriosa non ha e non può avere

nome, così non sarà posseduta.

Vi pervada, voi che tranquilli

pur nell’ovest cercate contemplazione

.

di sentimenti a septem trionem.

Sì è il tao, non è una religione,

solo un atteggiamento verso quel che è.

.

Un sentirsi parte del tutto che passa

e volersi fermare a vedere la vita.

Disse il cinese e sul monte sparì.

.

.

una in tante lingue

.

.
Giuria clemente

.

La mia bellezza – decreto inutile –

m’ha dato tante preoccupazioni

finchè queste, stanche, l’hanno abrogata.

Ora che saprei mostrarla, il processo,

ho solo rughe per sottolineare.

Missione compiuta se ne va a spasso.

Oggi allo specchio preferisco il sole:

non dimentica, nonostante gli anni.

.
Jury clément

.
Ma beauté – que je décrète inutile –

m’a donné tant de préoccupations

jusqu’à ce que celles-ci, fatiguées, l’aient abrogée.

Maintenant que je saurais la montrer, le procédé,

je n’ai que des rides pour en souligner.

Mission accomplie elle s’en divertit.

Aujourd’hui, au miroir je préfère le soleil:

il n’oublie pas, malgré les années.

.
Milde Geschworene

.
Meine Schönheit – unnütze Verfügung –

hat mir viele Sorgen gemacht

solange diese, müde, jene aufhoben.

Jetzt, wo ich sie zeigen könnte, den Prozess,

habe ich nur Falten um zu unterstreichen.

Mission erfüllt, geht sie spazieren.

Heute ziehe ich dem Spiegel die Sonne vor:

sie vergisst nicht, trotz der Jahre.

.
Mild jury

.
My beauty – useless decree –

has brought  me so many worries

until these, tired, have abolished her.

Now I would know how to display, the process,

I have only wrinkles to underline , to stress her.

Mission accomplished, she wanders about.

Today to the mirror I prefer the sun:

It  doesn’t forget, despite the years.

.
Jurado clemente


.
Mi belleza – decreto inútil –

me ha dado tantas preocupaciones

hasta que estas, cansadas, la han suprimido.

Ahora que sabrìa mostrarla, el proceso,

sólo he arrugas para subrayar.

Misión cumplida, va a paseo.

Hoy mas que el espejo prefiero el sol:

no olvida, a pesar de los años.

.
Juri misericordioso

.
Minha beleza – decreto inútil –

me deu tantos preocupações

até estes, cansadas, eles suprimiram.

Agora que eu sei mostrarla, o processo,

só eles têm que realçar.

Missão cumprida, va a passeo.

Hoje mas que o espelho eu prefiero o sol:

não esquece, apesar dos anos.

auf deutsch: achtzehn

Chiara Adezati

Gedichte aus dem italienischen ùbersetzt      (zweisprachig ausgegeben)

Inhaltsverzeichnis

  • Nòrdliches Wohlfùhlen
  • Nachgeben
  • Angleichbarer (labiler) Unterschied
  • Genua
  • Bild                                                                                                     (orig.Tit. auf deutsch)
  • Mirò zu Ehren
  • Uberlebende Glùhwùrmchen
  • Ode Ebene
  • Mitleid
  • De klar’ ation
  • Bekehrung zum Universum
  • Segnung
  • Den Meistern der Weisheit
  • Bliss vom doppeltglùcklichem Zustand                             (orig.txt. auf deutsch)
  • Stille
  • Es passiert
  • Geheime Entdeckung
  • Milde Geschworene

.

Benessere nordico

Tutti i punti sono cardinali.

Al nord volto le spalle e inclino anche la testa,

all’indietro, al vento un po’ freddo

delle solitudini archetipiche,

degli interni caldi

circondati da distese vaste e silenzi,

dove il fuoco è uno unico

in vivo contrasto, incontrastato.

Altrove, sì, guardo, ogni tanto,

al rigoglioso sud;

o mi aggiro sfrondando

nei giardini variformi, variopinti

eppure sotto un unico sole,

di cui dicono nasce sempre a oriente

e viaggia a morire in occidente.

Io lo sento sulla pelle da dietro,

conciliante richiamo.

Dovunque mi trovi è unica la direzione verso l’interno,

antica, comune; e ce n’è tante quanti i nuovi punti,

lontani tuttattorno, quelli che solo sola

posso eventualmente occupare.

Non so la mia appartenenza

se non a questa posizione,

né mi curo d’altro.

Nòrdliches Wohlfùhlen

Alle Punkte sind himmelsrichtig.

Dem Norden zeige ich die Schulter und zuneige auch den Kopf,

rùckwàrts, dem Wind, dem etwas kalten

der arche-typischen Einsamkeiten,

der warmen Inneren

umgebenvon weiten Ebenen und Stillen,

wo das Feuer eines ist

in lebendem Unterschied, ununterschieden.

Anderswo, ja, schaue ich, manchmal,

zum ùppigen Sùden;

oder ich schweife entlaubend

durch Gàrten, wechselfòrmig, wechselfarbig

doch unter einer einzigen Sonne,

die, sagen sie, immer im Osten geboren wird

und reist zu sterben nach Westen.

Ich fùhle sie auf der Haut, von hinten,

versòhnender Ruf.

Woimmer ich mich befinde ist die einzige die Richtung nach innen,

alt, allgemeinùblich; und es gibt ihrer soviele wie neue Punkte,

weitweg, ringsherum, jene die nur ich nur alleine

vielleicht besetzen kann.

Ich kenne nicht meine Angehòrigkeit

wenn nicht dieser Stelle,

noch sorgt mich anderes.

Remissione

Vita e morte sono amanti giovani,

inseparabili in ogni proprietà:

ma non contenti se le contendono

in continue baruffe. Voi scusate

nei fatti i risultati e qui il bisticcio,

chè le parole possono giocare.

Nachgeben

Leben und Tod junge Geliebte.

Unzertrennlich, in jedem ihrem Besitz:

doch nicht heiter streiten sie ihn sich ab

in stàndiger Rauferei.

Entschuldigt den Zank,

die Wòrter kònnen nur spielen.

Differenza assimi-labile

Toccato da sorte felice l’uomo,

– dev’esser successo, a quei tempi –

sentì cantare le donne in attesa,

tornò all’improvviso. Riferì agli altri,

da allora resta o va sol chi ne ha voglia.

Femminile ingegnera in America

non trova, ancora, un consesso che canti.

Angleichbarer (labiler) Unterschied

Berùhrt von glùcklichem Los, der Mann,

es muss geschehen sein, in jener Zeit –

hòrte die Frauen singen, in Erwarten,

kehrte plòtzlich zurùck. Berichtete den anderen,

seitdem bleibt oder geht nur wer mag.

Weibliche Ingenieurin in Amerika

findet, noch, nicht eine Vereinigung die sànge.

Genova

Se ho voglia di una poesia, e abbastanza tempo

e cibo da smaltire, infilo carruggi in guisa articolata,

dalle gambe quasi solo, e raccolgo le fantasie intricate

dai miei predecessori, disbrogliando nomi in alto, anneriti.

Scorci di antichità, fettine di cielo, sbirciate.

Completo con lo stradario e qualche memoria.

Della Rosa, del Pepe, della Luna, del Duca,

del Tempo Buono, della Scimmia, dell’Amor Perfetto!

Senza neanche tralasciare Droghieri, Orefici, Macelli

e un Campetto. Croce Bianca, Fava Greca, seguite,

Dietro il Coro, Quattro Canti…

Orgoglio di una razza – una patria che mi elegge.

Genua

Wenn ich Lust auf ein Gedicht habe, und genug Zeit

und Speise zu bewàltigen, fàdle ich Gassen ein, in

gegliederter Weise, von den Beinen fast nur, und

lese Phantasien auf, verwickelt von meinen Vorgangern,

oben Namen entwirrend, geschwàrzte.

Ich ergànze mit dem Strassenverzeichnis und mancher Erinnerung.

Der Rose, des Pfeffers, des Mondes, des Herzogs,

der Guten Zeit, des Affen, der Vollkommenen Liebe!

Ohne nicht auch auszulassen Drogisten, Goldschmiede,

Schlachtereien und ein Feldchen. Weisses Kreuz,

Griechenbohne, folgt, Hinter dem Chor, Vier Ecken…

Stolz einer Rasse – einer Heimat die mich wàhlt.

Bild

ovvero come venimmo a chiedere il significato.

Kiwi di un altro gusto, in Australia.

Il frutto nella terra d’origine,

assaggio in un uomo mille universi.

A compor vita la luce convoglia

riverbero! Ovunque, sulla mia pelle,

sulle tele e i pigmenti. Ad un riflesso

mille concorrono. Ai bordi, verbosi,

secenteschi colori di Pontormo.

Si riversa sulla città notturna,

sarà un gas, è espanso, sarà dannoso…

di maniera è, e come inquietante.

Colore separato da materia.

Immagini irradiate. Non cielo

l’azzurro diuturno, come saprai,

immagine d’immagine; perlustra

da Plotino a Platone su Plutone

attraverso gli empiristi Saturno,

da Cezanne agli impressionisti, via via…

fra loro cercare, per noi, per stare,

per patria, accorati, tutti i confini

Bild (Titel auf deutsch im orig.txt.)

wie es einfach dahin kam nach dem Sinn zu fragen

Kiwi mit eigenem Geschmack ass ich in Australien.

In einem Mann gekostet tausend Universe.

Leben um zu komponieren. Richte Wiederschein!

Wortvolles Wiederschein an Bord auf der Haut,

am Rande ungetasteter Wange,

wahrscheinlich ein Gas, inzwischen doch tasten.

Nach hinten auf dem Rùckengeworfenes Wiederschein

auf der nàchtlichen Stadt, wahrscheinlich Schadenvoll.

Maniere ist es. Und so wie aufregend.

Farbe aus Materie getrennt. Scheinende Bilder.

Nicht Himmel das tagdauernde Blau,

man weiss, des Bildes Bild, weiter, weiter…

Durchsuchen von Plotin zu Plato Pluto

durch Empiristen Saturn, von Cezanne zu Impressionisten

unter ihnen, fùr uns, zum Bleiben,

als Heimat, herzbewegt, alle Grenzen.

In omaggio a Mirò

La luna la maschera tragica ha indossato,

una guancia antica le ha sfumato il cielo.

Saltuarie osservazioni premestruali

i lineamenti, scarsi tratti scuri.

Eppur si muove, senza batter ciglio,

solleva a suo capriccio vaporoso

l’orlo, ad alterni passaggi, maree.

La dedizione ricorrente, il bel sonno,

attira all’alba canti di uccellini alacri.

Mirò zu Ehren

Der Mond hat angezogen die tragische Maske,

eine alte Wange hat ihm der Himmel abgetònt.

Sprunghafte vormenstruelle Beobachtungen

die Gesichtszùge, spàrliche, dunkle Striche.

Und bewegt sich doch, ohne Wimpernzucken,

hebt willkùrlich den duftigen

Saum, bei wechselnden Durchgàngen, Gezeiten.

Die wiederkehrende Hingabe, der schòne Schlaf,

zieht bei Morgengrauen den Gesang eifriger Vògelchen an.

Lucciole superstiti

Visioni d’interni, raro giubilo.

La membrana è poco permeabile.

E rara sia la rappresentazione.

Paesaggio delicato, porta stretta.

Viscerali residui sviscerati,

esseri indifesi, non resistono

l’esterna atmosfera rarefatta,

le intemperie accidentali del tempo.

Si disfa, si decompone, svanisce.

Battaglie nel mondo muscolare.

Pesce fuor d’acqua l’emozione senza

pensiero. Navigato resoconto.

In forme decenti riesce il trasporto.

Cura, fatica sia, non idolo.

Testimone profeta l’allusione,

augure messaggero il segno.

Invito ripetuto

l’involucro-finzione!

Uberlebende Glùhwùrmchen

Ansichten des Inneren, seltener Jubel.

Die Membran ist wenig durchdringlich.

Und seltener sei die Darstellung.

Feiner Durchgang, schmale Tùr.

Innerliche Uberreste ergrùndet,

wehrlose Wesen, ertragen nicht

die àussere verdùnnte Atmosphàre,

die unvorgesehenen Unbilden der Zeit.

Es zerlegt sich, lòst sich auf, verschwindet.

Schlachten in der muskulàren Welt.

Fisch ausser Wasser das Gefùhl ohne

Denken. Seerfahrener Bericht.

In passenden Formen gelingt der Transport.

Sei er Sorge, Mùhe, nicht Idol.

Zeuge Prophet die Andeutung,

Augur Bote das Zeichen.

Wiederholte Einladung

die Umhùllungs-Fiktion.

Landa desolata

Siccità aspetta un grido che laceri

l’afa. Ma tuona e fulmina senz’acqua.

Udrei il lungo sospiro: sto bene,

eppure, dopo tutto, finalmente.

Una speranza solo è naufragata,

non ho perso altro. Tanta paura.

Amara, ròsa da pena cocente,

rosolata. Frutto dell’esperienza.

Ode Ebene

Die Dùrre erwartet einen Schrei der zerreisse

die Schwùle. Doch es donnert und blitzt ohne Wasser.

Ich wùrde den langen Seufzer hòren: es geht mir gut,

dennoch, letzten Endes, endlich.

Nur eine Hoffnung ist gescheitert,

ich habe nichts anderes verloren. Viel Angst.

Bitter, angenagt von sengendem Kùmmer,

angebraten. Frucht der Erfahrung.

Pietà

Dispregiativo tacciare d’arroganza

di chi solo ha paura del rischio

a dichiarare il proprio posto ambito

nella gerarchia interminabile.

Ai morti chiudono gli occhi, ma ai vivi

spesso non li aprono.

Trovano, un quid che li tenga in vita;

magari sani, meglio in accorgersi,

di rado consapevole, che non c’è indifferenza.

Palpitante di attesa già esaudita,

mi ritrovo io, un fine a se stesso:

mi dedico alla vita.

Da bambina le piante.

In palestra respirare a fondo…

Nè sapevo ancora prestabilito

il totale di ognuno.

I conti tornano, se,

mi lascio già massaggiare dai pesi, e,

moltiplicazione d’errori, è stato

facile correggermi.

Non imputo vergogna nè angoscia,

cavalli di battaglia.

A fede che mi salva ho ceduto

l’unica paternità, adottiva.

Mia sospirata musa,

parca del mio destino!

Non sempre fu severa.

E volle esser pagata –

anche questo alleviò il mio dolore.

Nella mia limitazione

finchè avrò forza ancora alla ricerca:

non fo’ una brutta fine.

Mitleid

Veràchtliches Anklagen mit Arroganz

derer, die nur das Risiko fùrchten,

den eigenen erstrebten Platz zu behaupten

in der endlosen Hierarchie.

Den Toten schliessen sie die Augen, aber den Lebenden

òffnen sie sie oft nicht.

Sie finden, etwas das sie am Leben erhalte;

wenn mòglich gesund, besser, zu bemerken

–          selten bewusst -, dass es keine Gleichgùltigkeit gibt.

Pulsierend mit schon erfùlltem Warten,

treffe ich wieder auf mich, ein Ende in sich;

ich widme mich dem Leben.

Als Kind die Pflanzen.

Wie in der Turnhalle tief zu atmen –

und wusste noch nicht um die Festsetzung

der Summe eines jeder.

Die Rechnungen stimmen, falls

ich mich schon von den Gewichten massieren lasse, und,

Multiplikation von Fehlern, ist es

leicht gewesen mich zu korrigieren.

Ich rechne an weder Scham noch Angst,

Streitrosse.

Dem Glauben der mich rettet ùberliess ich

die einzige Vaterschaft, adoptive.

Meine ersehnte Muse,

sparsam mit meinem Schicksal!

Nicht immer war sie streng.

Und wollte bezahlt sein –

Auch das linderte meinen Schmerz.

In meiner Beschrenktheit

solange ich Kraft habe noch auf  Suche:

habe ich kein schlechtes Ende.

Di chiar’ azione

Fu una sensazione particolare,

un fagiolo. Mi credevo malato,

sottoterra sforzavo la gravità,

dovevo solo nascere. Il calore

non era statico, chè trasformavo

in varco energie intorno transeunti.

Mi dico forte nell’attesa verde.

Ora so che qualcuno mi ha visto,

un dolce attimo memorabile,

la prima luce diretta, un paradiso.

La sorpresa che dovesse affondare

dentro tutto il mio essere, ascoso.

Il primo colpo di vento, crudele.

Mi dico debole, impressionata.

Sembra così semplice, vegetale,

il senso della fatica. Affioro

appena e capisco: nell’aria

un procedere diverso si prospetta,

altri lavori, sebbene fiorirò

queste stesse radici. Allo scoperto

sto uscendo, mi dico sottovoce.

De klar’ ation

Es war eine besondere Empfindung,

eine Bohne. Ich glaubte mich krank,

verdrehte unter der Erde die Schwer..,

ich sollte nur geboren werden. Die Wàrme

war nicht statisch, da ich ringsum

vorùbergehende Energien in einem Gang umwandelte.

Ich erklàre mich stark, im grùnen Warten.

Jetzt weiss ich, dass jemand mich gesehen hat,

ein sùsser, denkwùrdiger Augenblick,

das erste direkte Licht, ein Paradies.

Die Uberraschung, dass es sinken sollte,

ganz hinein in mein Sein, verborgen.

Der Erste Windstoss, grausam.

Ich erklàre mich schwach, beeindruckt.

Es scheint so einfach, pflanzlich

der Sinn der Mùhe. Ich tauche auf,

kaum, und verstehe: in der Luft

legt sich dar ein andersartiges Vorgehen,

andere Arbeiten, obwohl ich blùhen werde

aus den selben Wurzeln. Ins Freie

steige ich, erklàre ich mir halblaut.

Conversione all’universo

Le speranze di vita

si sono trasformate

in fede nella morte.

E la carità è rara.

L’anima prepotente,

durevole esercizio,

le ho dato l’anima.

A Cesare… giustizia.

Dal mondo sensoriale

varchi, è necessario

come al bosco il mistero,

in zone temperate.

Le pensi o non le pensi,

per quel po’ che m’è dato,

sappia o no di pensarle…

emanano profumi.

Bekehrung zum Universum

Die Hoffnungen des Lebens

haben sich gewandelt

in Glauben an den Tod.

Und die Nàchstenliebe ist selten.

Die ùberhebliche Seele,

bestàndige Ubung,

ihr gab ich mein Letztes.

Dem Càsar…Gerechtigkeit

Aus der Sinneswelt

gehe ùber, es ist notwendig,

wie fùr den Wald das Geheimnis,

in gemàssigte Zonen.

Sei es, ich denke sie oder ich denke sie nicht,

mit dem wenigen das mir gegeben ist,

sei es, ich weiss oder nicht, dass ich sie denke…

sie verstròmen Duft.

Benedizione

Sorridenti a reciproche carezze,

inanellate, umide di odori,

trasfusioni di coraggio e fermezza

in tenebrosi sguardi infuocati.

Sì dolcemente tremando, tramando

esiti per rispecchiare il sorriso.

Segnung

Làchelnd zu den gegenseitigen Liebkosungen,

geringt, feucht von Dùften;

Transfusionen von Mut und Stàrke

Hinter buschigen Blicken, glùhenden.

Ja sùsslich zitternd, anstiftend

Ergebnisse zum Widerspiegeln des Làchelns.

Maestri

Mi concedo,

appartata dalle filosofie,

una sensazione di esistere.

Ha il sapore esultante

di un’offerta del raccolto,

ed è per ringraziare.

In me vive il dono

che può pervadermi.

Così sia,

ogni tanto,

per sempre.

Die Meister

Ich gestatte mir, abseits der Philosophien, eine Empfindung des Seins.

Sie hat den jubelnden Geschmack eines Ernteopfers, und ist, zu danken.

In mir lebt das Geschenk das mich durchdringen kann.

So sei es, manche Male, fùr immer.

Bliss vom doppeltglùcklichem Zustand*

Ich kann weinen, ich kann lachen,

ich bin stàrker noch als Drachen.

Es kann gegen meinen Willen,

trotzdem krieg’ ich nur Idyllen.

Ob es mystisch, ob es magisch,

umsoweniger ich frag mich.

Unberùhrbar fliesst es ùber,

braucht nicht zu sprechen drùber.

Alles andre lass’ nur streben,

Liebe lebt aus eignem Leben.

Du sagst richig, Du tust gut…

komisce Krankheit: Sein verliebt!

Schòn Du. In der Reinheitsskala

zogst mich eine Stufe hòher.

Bring’ mich dies nur meinem Tod,

dankbar nehm’ ich Dein Geschenk.

* (orig.Text auf deutsch)

Silenzio

Vivo per amore. Però a un patto.

Amore…è discontinuo, non eterno.

Anche amo la vita. Ancora. A stento.

Però non incondizionatamente.

Vivo, se posso, per amore. Vivo

senza sia il resto tutto indifferente.

Vita breve! Voglio ormai solo amore

e occupazioni amate: studio e sole.

Stille

Ich lebe der Liebe wegen. Aber in einem Pakt.

Liebe… ist diskontinuierlich, nicht ewig.

Auch lieb’ ich Leben. Noch. Mit Anstrengung.

Jedoch nicht ohne Bedingung.

Ich lebe, wenn möglich, der Liebe wegen. Lebe,

vermeide, dass das Restliche gleichgültig wird.

Kurzes Leben! Will seither nur Liebe

und geliebte Beschäftigungen: Studien und Sonne.

*** ***

Càpita diventando vecchi

di stare più che quieti

a lungo nella stessa posizione

sulla panchina e

forse è rattrappirsi che invecchia.

Senza batter ciglio pensavo

alle mie ossa e

càpita un pettirosso, arzillo.

Saltella e mi occhieggia

mostrando un profilo poi l’altro.

Motivo in più per non spostarmi.

Es passiert während man alt wird

mehr als ruhig zu bleiben,

lange in der selben Position

auf der Bank und

vielleicht ist es diese Beschränkung, die alt macht.

Ohne einen Wimpernschlag dachte ich

an meine Knochen und

es passiert, ein Rotkehlchen kommt, hellwach.

Hüpft, und blinkt mit den Augen,

zeigt ein Profil, dann das andere.

Ein Grund mehr mich nicht zu bewegen.

Segreta scoperta

Luna, mezza luna brillante!

dove sei stata che torni pulita

nell’alba blu ti stagli sulla luce…

alle terme forse? Impallidisci.

Geheime Entdeckung

Mond, glänzender Halbmond!

Wo bist du gewesen, von wo du sauber zurückkehrst,

im blauen Sonnenaufgang, stehst du im Licht…

Aus der Therme etwa? Du erbleichst.

Giuria clemente

La mia bellezza – decreto inutile –

m’ha dato tante preoccupazioni

finchè queste, stanche, l’hanno abrogata.

Ora che saprei mostrarla, il processo,

ho solo rughe per sottolineare.

Missione compiuta se ne va a spasso.

Oggi allo specchio preferisco il sole:

non dimentica, nonostante gli anni.

Milde Geschworene

Meine Schönheit – unnütze Verfügung –

hat mir viele Sorgen gemacht

solange diese, müde, jene aufhoben.

Jetzt, wo ich sie zeigen könnte, den Prozess,

habe ich nur Falten um zu unterstreichen.

Mission erfüllt, geht sie spazieren.

Heute ziehe ich dem Spiegel die Sonne vor:

sie vergisst nicht, trotz der Jahre.

 

curiosità


La scelta dei titoli

delle mie tre raccolte poetiche non è casuale: sono tutti sostantivi tratti da verbi latini, detto con un altro di essi: reminiscenza, e come conferma la nostra illustre latinista Rosa Elisa  Giangoia, che cito: “ricordi abbastanza bene! Sono i verbi in -sco -scere, cosiddetti “incoativi”, che  esprimevano in origine

l’idea di iniziare un’azione per portarla poi avanti. “

Oggi diciamo work in progress. 

Condiscendenza

CONDISCENDENZA

Poesie

Chiara Adezati

Indice
Annunzio di rugiada recente
Astronomi rivoluzionari
Trepidi nell’immobilità
Di chiar’ azione
Impatto
Lascito periodico
Veglia
Eros, corrente
Progressione seriosa
Molto obbligata
Slightly
Sul campo
Candida protesta e procede
All’occorrenza
In omaggio a Mirò
Conversione all’universo
Prospettiva
Incanto discorsivo
Licenza poetica
Alta lena
Leopardiana
L’ora di applicazione fisica
Velata osservazione
Conciliazione
Hymn
Acuta sottodominante
Campioni a scelta
Age d’or
Sopra le nostre persone
A giornata aggiornata
All’insegna di Sparta
Circoli di cultura
Clou
Anniversari di farfalle
Adagio ad agio
Consenso
Dissolvenza
Al fiume con Eraclito e Irruenza
Avventure
Lutto al Forte Bel Vedere
Sebbene inamovibile
(i)stanza minima
Larghetto
Per-la-madre
Lay out display
Maestri
Mattinata di rilevazioni
Pietà
Conseguenze dell’ombelico
Onde bambine
Processi di comprensione
Remissione
Giuria clemente
Proprietà appropriata
Rock lithany
Ritorno professionale
Lode in merito
Squarcio
Analogica
Tragedia
Tre fasi più una costante
Utile al dilettevole
Non sradicabile
Ritmi
Bild
A indomita dama
Da che mondo è mondo
Triplice parallelo
Pensieri di un carcerato
Findesiécle
Plauso epocale
La via del sale
Fisica di fluidi
Indagine
A volgersi e a rivolgersi
Principio d’autunno
Costa corsa spettacolare
A ridosso di un sasso
In ultima analisi
Inno al mistero gaudente
Al solito
Empio scempio
Genova city blues
Silenzio

.

.

.

Annunzio di rugiada recente

.

.

Serio, ma col sorriso pronto. Il volto

disteso, i tratti composti, sottile

a fior di labbra pregustar delizie.

Suppongo siano questi i lineamenti

.

occorsi, or non è molto, fra i mortali;

dipinti, descritti, – in dolci visioni

altolocate, per non dir celesti –

che fecero parlare di figure

.

angelicate. Beltà che non parve

di questa terra, fu vista, non lungi.

Non fu alcuno qui, che fosse un angelo.

.

Non c’è persona che già lo sia stato.

Fu un angelo in persona brevemente

al posto tuo per un uomo scambiato.

.

.

.

Astronomi rivoluzionari

.

.

Di giorno insieme, o lontani,

fianco a fianco passeggiamo.

Mossi l’uno verso l’altro,

.

la direzione inclina,

con il passare del tempo,

novanta gradi ciascuno.

.

L’evoluzione serale

compiuto l’angolo retto,

ritroviamo il faccia a faccia.

.

La notte al diametro opposto

adombra più scaltri intenti:

guardare quel che vedono

.

i nostri spiriti in fiamme.

.

.

.

Trepidi nell’immobilità

delle pagine incollate

– poveri libri –

attendono le mie indecise priorità

– ovuli sospesi –

passano gongolanti del buon trattamento

fra le mie mani morbide

senza fare una piega,

appoggiati fra sedili, cuscini, borse,

curano il loro peso,

lamentano flebili giaciture

orizzontali intermittenti

mentre il segno avanza inesorabile.

Si lasciano leggere

solo per esultare di un posto,

al ritorno, nei piani inferiori,

stabile, fra parenti assegnati,

eccetto prestiti in circolazione.

.

.

.

Lascito periodico

.

.

Su larghe pergamene dispiegate

fitti elettrocardiogrammi a inchiostro

apparentemente indecifrabili.

Colloquio amorevole a tavolino

presso la lampada e il chiostro notturno.

Guardar negli occhi e sostener lo sguardo

come dovuto esame della vista.

.

.

.

Di chiar’ azione

.

.

Fu una sensazione particolare,

un fagiolo. Mi credevo malato,

sottoterra sforzavo la gravità,

dovevo solo nascere. Il calore

non era statico, chè trasformavo

in varco energie intorno transeunti.

Mi dico forte nell’attesa verde.

.

Ora so che qualcuno mi ha visto,

un dolce attimo memorabile,

la prima luce diretta, un paradiso.

La sorpresa che dovesse affondare

dentro tutto il mio essere, ascoso.

Il primo colpo di vento, crudele.

Mi dico debole, impressionata.

.

Sembra così semplice, vegetale,

il senso della fatica. Affioro

appena e capisco: nell’aria

un procedere diverso si prospetta,

altri lavori, sebbene fiorirò

queste stesse radici. Allo scoperto

sto uscendo, mi dico sottovoce.

.

.

.

Impatto

.

.

Una forma di vita del secolo

ventesimo, lucida riconosco

nei resti d’altri tempi esser me stessa

mera traduzione di principi

sopravvissuti a lungo, quasi eterni

da che di uomini si ha notizia.

.

Mio dolce ozio, produttivo padre,

come fontana cui svuoti la vasca

perchè dall’interno e dall’alto amore

zampilli, liberami dalle cure.

Sento l’acqua nella piazza deserta

cui tu vecchio sei l’unico portiere.

.

L’uomo della cornice allor si volse,

cortese rispose che se la statua

presto fosse scesa dal piedistallo,

anche congiunto il cielo con la terra,

sopraffatta da più antica dolcezza

io sarei caduta dalle nuvole.

.

.

.

Slightly

.

.

La consueta consegna del dono,

una sorta di pellegrinaggio annuale,

mi vede trasognata in terra di nessuno

coltivare il viaggio sentimentale.

Mi stupisco non appaia allo sguardo,

tanto vivido è in mente il ricordo.

.

.

.

Veglia

.

.

Con gran dolore e alfin con alte grida

un colpo duro: è morta l’innocenza.

L’orologiaio ha detto che si lasci

perdere il passato – il tono grave,

più gravato dall’attuale attività,

contempla a riparazione ultimata

quanto possa contare sul presente.

.

.

.

Eros, corrente

più che di fiume o marina,

alta tensione elettrica.

Fili e cavi.

Intricato percorre le comunicazioni.

Subbuglio bizzarro

brontola alla prima perturbazione atmosferica.

Fragile e pericoloso,

anche fornito di tabuistici ‘non toccare’ appesi.

Sono le grandi arterie della percezione,

dove scorre la vena dell’intensità.

E’ facoltativo,

ma non occorrono, in teoria, resistenze.

Dimodocchè nella batteria

le pulsazioni sanguigne

si lancino alla carica

e la trasmettano radialmente.

Gli accumulatori a volume spaziale

si saturino ampliamente,

e riversino il superfluo abbondante,

distillato e decantato,

a infiltrarsi e supernatante fluire

fra le onde di energia già altrove fluttuante.

Se appunto l’apparecchio non va in tilt,

evento quest’ultimo di elevata probabilità

in funzione della spropositata sensibilità,

si garantisce, salve norme tecniche

(peraltro purtroppo irreperibili) sull’uso

e la regola-lamentazione, estrema

accuratezza di risultati.

Irreparabilmente.

Il circuito si chiude:

Eros, pregevole, fa scintille.

.

.

.

Progressione seriosa

.

.

La prima volta fila tutto liscio;

prosegui, forse è il caso, una decina

e probabile intoppo è un grosso errore.

.

Su cento non è raro un tradimento.

Sappi, se la millesima avrà luogo,

avrai dall’operato una conferma.

.

.

.

Molto obbligata

.

.

Non tutti i sentimenti son sì puri

in me, limpidi e i contorni precisi,

com’in quella sfera che regge Amore,

se appena una saetta la scalfisce.

.

Ma s’anche è un dardo al pieno delle forze,

in breve tumulto è il cuore. Lì è pace.

A tal tocco, tal suono, tal concento,

risponde l’ordigno imperturbabile.

.

Ricco di sfumature, arricchito

da abili, studiate, dolci cure,

resta pur sempre solo uno strumento.

.

L’armonia senza inizio nè fine

spinge a cercar tre note in questi sassi,

resta nel cielo delle stelle fisse.

.

.

.

Sul campo

.

.

Spalleggiata dal dolore

come da corpi ingombranti,

i giocatori di rugby

in quattro si fanno avanti,

.

io non so destreggiarmi,

in pezzi e brandelli torno.

Saggio chi sa sopportare

le sventure. Non evade.

.

Io molto bene le prendo,

ovunque siano, di petto:

potessi avere la forza

sì da resistere al colpo!

.

.

.

Candida protesta e procede

.

.

“Andiamo, ‘n ti amo” oh sciocca eco,

ma chi ti ha insegnato la buona creanza?

Non farai ch’io riceva un guardo bieco.

.

Forse anche Cupido mette su panza?

Da che ‘l conobbi mai non mirò cieco,

dimostrò anzi una lungimiranza…

.

Non tormentarmi col sofisma greco.

Oggi per scherzo mi basta e avanza

che voglia irsene Venere meco.

.

.

.

All’ occorrenza

.

.

Interviene un cambiamento,

scontato, col senno di poi:

s’è capovolto l’umore!

D’averti visto. Vincoli.

.

.

.

In omaggio a Mirò

.

.

La luna la maschera tragica ha indossato,

una guancia antica le ha sfumato il cielo.

Saltuarie osservazioni premestruali

i lineamenti, scarsi tratti scuri.

Eppur si muove, senza batter ciglio,

solleva a suo capriccio vaporoso

l’orlo, ad alterni passaggi, maree.

La dedizione ricorrente, il bel sonno,

attira all’alba canti di uccellini alacri.

.

.

.

Conversione all’universo

.

.

Le speranze di vita

si sono trasformate

in fede nella morte.

E la carità è rara.

.

L’anima prepotente,

durevole esercizio,

le ho dato l’anima.

A Cesare… giustizia.

.

Dal mondo sensoriale

varchi, è necessario

come al bosco il mistero,

in zone temperate.

.

Le pensi o non le pensi,

per quel po’ che m’è dato,

sappia o no di pensarle…

emanano profumi.

.

.

.

Prospettiva

.

.

L’universo discorre fra sè e sè

nei mutui messaggi fra elementi.

Meandri, interstizi, osmosi

.

trasporti della natura, perfetti

secoli di sussurri e bisbigli,

mendicata percezione cosmica.

.

L’aborigeno accostava l’orecchio,

onomatopeico localizzato.

Il greco frammenta i particolari.

.

Anch’io, sul globo, scavo,

unica profondità –

però del cielo.

.

Arrampico, e più in alto

mi raggiungono echi

immediati

.

da geologie vetuste.

.

.

.

Licenza poetica

.

.

You touch a string in me

that vouchsafed

the granted note:

the cry, the laugh, the undertone.

Please, be kind.

.

.

.

Incanto discorsivo

.

.

Alcune albe ho visto nella vita –

date da contare sulle dita.

Un raggio insperato, poco fa,

forato a filo lo spigolo degli scuri,

(e a fianco un mugolio di un fiato)

carico d’intensità, invano

chiamò al balcone, subito spalancato.

Il ghiacciaio coperto, udii (è morto)

la voce della guida a mio padre,

“bello no, ma se vuole…si può andare”.

Scruto il caffè, il sole non c’è.

Svegliasi rara e nota calligrafia.

Mucche vanno, tutto ‘sto scampanellio.

Chioccia,  pulcini – icona elementare.

Sbraita il pastore al cane e scompare.

Addio albe. Non pare più stagione

da salire la notte al raggio ricercare.

Alto si dissipa il plumbeo nuvolone:

che fa il sole? Tardo capolino!

E’ pazza sua maestà. M’inchino.

.

a Antonella,  Antagnod

.

.

.

Alta lena

.

.

Ondulatorio moto dei bisogni,

evidentemente corpuscolari,

sinuosi insinuanti dettano legge,

pendolo perpetuo ben misurato.

.

Simili alla traiettoria solare,

ai cicli lunari di pieno e vuoto,

suddividono il nostro tempo, breve

incendio di fenici ricorrenti.

.

Ritmano culmini, attese, scomparse.

Arcuata idropisia intermittente,

fiera di luminosi saliscendi.

.

Continua discontinuità, prevista,

variazione ripetuta, algebrica.

Siffatto assecondar dolce mi culla.

.

.

.

Velata osservazione

.

.

Il sovrastante strato superiore

tutto biancastro, qua e là soltanto

ombra d’opaco. Un’unica nuvola.

Appena sopra il profilo dei monti

in macchia sbavata: giallo pallido.

Descrittivo. Accantonato traspare.

Era ora, di gelo che venisse

a dare la spruzzatina ai calvi.

In me al mattino era già passato,

così c’è consonanza.

.

.

.

Leopardiana

.

.

Naturale, infingarda

condizione atmosferica

ti sbatte lì un’alluvione,

ci piove un po’ sopra,

si sposta quel tanto,

– allusione – illusione?

un tramonto accurato,

prelude accorato

a un’alba innocente,

mammola, impeccabile,

naturale santarella.

Tira il sasso, sferra il colpo,

frana, nasconde la mano.

.

.

.

L’ora di applicazione fisica

ovvero

l’applicazione di medicamento,

che l’apparenza fisica necessita

qualora soffra di maldamore.

.
idque petit corpus mens unde est saucia amore:

unde feritur, eo tendit, gestitque coire.

Il corpo si volge alla mente che gli ha ferito

l’anima d’amore, a colui dal quale proviene la ferita,

e desidera unirsi strettamente.

Lucrezio, Liber IV

.
.

La rima resta, il senso è salvato:

il secolo scorso amore con cuore

ove di freccia già fu trapassato;

di questi tempi tracciasi vettore

rapporto di forza visualizzato.

.

.

.

Campioni a scelta

.

.

Attivo solo in condizione passiva,

metro, debitamente acclimatato

tal che si conservi. Nè più, nè meno.

Per convenzione non vien misurato.

.
Non altrimenti, non esageriamo,

non indaghi linguaggio l’esistenza

di una tavolozza, in cui si riconosca

grossolana purezza d’emozione.

.

.


.

Conciliazione

.
.
Parole spinte sempre più a ridosso

sull’opaca superficie del mare

non son tenere dopo la tempesta

anzi quasi taglienti, vitree scaglie,

resti degli alambicchi frantumati.

Eppure se Faust rimane, rispera.

.

Qualche vela torna da mane a sera.

Lasciai la scienza alle sue diavolerie

per momenti lucidi di verità:

non è un demonio chi mi dà l’amore.

Cedo l’anima sol per l’intuizione

senonchè lì per lì me la ritrovo.

.

.

.

Hymn

.

B.         B.            Basta baggianare

A.         A.            Animo acquietare

C.         C.            Corpo consolare

I.         I.               Ih, Ih

O.        O.            Occhi occultare

Hm, hm…

.

.

.

Acuta sottodominante

.

.

In via della Confidenza, antico

palazzo di rappresentanza sorge

ove rilasciano certificati

di realtà, o attestati di pagato

pedaggio per il ponte biunivoco.

Se occorre giungere alla presenza

preziosa assisa sul trono vicario,

lo scettro in mano, gli occhi fiammeggianti,

si dovrà oltrepassare il Colonnato

delle Voglie; prima ancora le borchie

del portone avvisano che son doglie:

le dischiude solo la Vicinanza.

.

.

.

Sopra le nostre persone

(dilemma cavalleresco)

.

Non altrimenti che per te la casa

sarà un primo mobile, immobile

che più avremo cura di possedere.

.

I migliori uomini a capofitto

come fosse tutt’uno col volerci

si precipitano ad approntare,

.

s’affaccendano ad allestire.

Grate di tanto dispiego di forze

ma sbigottite dalla dura vita,

.

senza lasciare il primitivo abbraccio

vorremmo loro ricordare: la terra

siamo, ferite per le fondamenta.

.

.

.

Age d’or

.

.

Un gruppo puntuale sotto la quercia

s’era formato a vivere per mutuo

piacere di un discorso intersecato,

che il ritrovarsi in sogno anticipava

e la concomitanza prolungava.

L’alito stilla d’idillio dolcezza

mitiga inquietudine, addio, attesa.

La solidità suppliva. Ben presto

il bisogno superò belle ghiande.

Fummo sospinti. Ormai animi forti

perseguiamo l’albero che dà frutto.

Generosa ci generò un modello.

.

.

.

All’insegna di Sparta

.

.

Cardi torvi di rammarico,

amare croci di ossessione,

fra cui l’occhio trascina il piede,

infaticabile guerriero.

.

Irrequieto non si dà tregua,

attaccabrighe arrischiato,

tormenta la sera in pianura,

più dell’ombra allunga il sospetto.

.

.

.

A giornata aggiornata

.

.

Parlare sempre con elettricisti

giardinieri lavandaie baristi

falegnami portieri tramvieri

colleghi venga chi deve venire

di piante di ferie di funghi di poi

non troppo interrompe il meditare

assiduo, lui che cura curandosi,

viandante nel piccolo mondo antico;

acrobatico equilibrista dice

versi a mente in tutta sintonia.

.

.

.

Clou

.

.

Quando la nostra sarà lingua morta,

saranno in meno a conoscerci meno.

Incontro decisivo inevitabile

non è il caso d’affrettare arcaicizzando,

tantomeno frenare in neologismi.

.

Solo una riflessione sul futuro,

azzardo. Facile come un muro,

scrivere. Se si sa, sì. Frasi fatte,

collegamenti attendibili, punto

quasi scontato. Sequenza granito

.

salvo l’associazione di una pietra

ollare quando meno te l’aspetti,

un muschio in una crepa. Salta all’occhio,

favorisce l’instabile sorpresa,

che com’è noto, è ciò che ricerchiamo.

.

Così la nuova musica è un accento,

una variante in infinito mare.

A proposito alcuni han sostituito

a orologio del campanile l’occhio.

Già alto e dominante vedrà meglio.

.

.

.

Anniversari di farfalle

.

.

Identità di crocevia

su nastri impressionanti.

Al sommo di minuscole

polveri di stelle infrante,

dal cielo, e dalla terra

schegge di luce riflessa,

sprazzi di fiori effimeri

a redigere l’avvenimento.

.

.

.

Adagio ad agio

.

.

Un lavoro da scriccioli e nigritelle

toccare il cuore dell’uomo nel magma.

E’ proprio della natura, in breve.

E la natura di un artefatto

può mostrare efficacia in antefatto.

.

Uno può aprirsi facendo tutt’altro,

scivolando sull’onda. A proposito

di mezzi tecnici, la nera nave,

come sempre la scienza ha dimostrato,

la nave cardiofora: il flusso è tale

che il suo corpo è come se volasse.

.

.

.

Consenso

.

.

La sua pelle il mio rifugio,

la sua barba agopuntura,

i suoi capelli le mie sete,

le sue mani il mio balsamo.

.

Ambrosia e nettare i baci,

addii e abbracci stagioni…

La convivenza ha confuso

le proprietà, mio diletto.

.

.

.

Dissolvenza

.

.

Per l’usignolo la gabbia era d’oro:

facile a porta aperta, impossibile

non darsi pena di uscire, se è vero

che bello è tornare ancora a entrare.

.

Se inevitabili lacrime il pianto

paghi, pedaggio di un nuovo trionfo,

siano dolci, consolate, non schive.

Un pensiero in uno sguardo abbassato.

.

Nel duello i passi in direzione opposta

precedono prontezza in affrontarsi.

Di questa fragile sorte gli andirivieni

regga una consolidata fiducia.

.

.

.

Al fiume con Eraclito

e Irruenza

.

Perchè ho Sangue,

sono di Fuoco;

munita d’Acqua,

salto in Aria.

.

.

.

Avventure

.

.

Scrivo per un contatto, mia animula vagula,

che però non oso sperar materializzato.

Sogno per un’acuta nostalgia, dormendo,

che al tuo cospetto ti sogno ad occhi aperti.

Vento in poppa al desiato porto mi sospinge.

.

.

.

Circoli di cultura

.

.

Diminuire gli eventi

possa, aumentar commento;

onde non sian sminuiti.

Dia parlantina fresca,

racconti speculari,

dia lode o vituperio;

non si risparmi il fiato.

Melodia da salotto,

vociferar d’osteria.

Fatti e impressioni sono

all’ordine del giorno.

.

.

.

Lutto al Forte Bel Vedere

.

.

Meglio che rovinare la vita,

che, fuoriluogo, trascinare aria

assente ovunque, meglio al funerale.

Era giovane, una brava persona.

Per poco che l’avessi conosciuto,

come la morte, è per sempre morto.

Meglio insieme a chi è qui, chi lo conobbe.

Al gelo dei marmi, al sole in piazzetta.

Sul selciato scintilla la neve,

calore nel dolore. Negli sguardi

essere, in due laconiche parole,

ci riporta in vita, a scendere il monte.

.

.

.

Maestri

.

.

Mi concedo,

appartata dalle filosofie,

una sensazione di esistere.

Ha il sapore esultante

di un’offerta del raccolto,

ed è per ringraziare.

In me vive il dono

che può pervadermi.

Così sia,

ogni tanto,

per sempre.

.

.

.

Sebbene inamovibile

.

.

In fondo credo, come da bambina,

al fondo buono di ciascuno. E penso

la mia anima un bel vecchio, canuto

da cui passo e mi fermo a desinare.

Salvezza immanente di religione

popolare, che ci assegni un destino

giusto, sebbene imperscrutabile.

.
.
.

i-stanza minima

.
.

Avaro col sale è solo

chi non abbia sale in zucca.

Cucinato ad arte il mondo,

può pretendere il sapiente

il buonsenso da chiunque.

.

.

.

Larghetto

.
.
Gradini di marmoreo basamento,

bianca inondazione di luce, voli

rumorosi di piccioni, catene

di nero ferro, anelli scintillanti.

.
Potrei trovarmi in un qualsiasi luogo,

volendo immaginare; se non fosse

tanto ridotta come qui solo può,

salvo casi ben rari, curiosità.

.
Nella città in cui fui allevata

aspetto alla stazione il viaggiatore

mia dolce metà, e non aspetto altro.

.

Penso a quando la vita mi giocava

brutti tiri ogni minima emozione,

che non tradivo, peraltro, sì lei me.

.

E’ legge. Eppure è la materia prima.

.

.

.

Per-la-madre

.

.

Per come è vasto il mar dovrei dir spesso,

più di una volta, in grembo a perigliosi

abissi, vidi una bella conchiglia,

non tante che ancor non ne resti il desio,

e trovai ivi una splendida perla.

.

Per mia ventura e mia sventura insieme,

chè più di uno è morto nel cercare,

la nascita, rito d’iniziazione

di un fermo e sì vincolante destino

mi portò l’affanno e la meraviglia.

.

.

.

Lay out display

.

.

I foglietti dell’agenda

son sparsi per le vie in città.

Inseriti in memorie altrui

ripesco episodi e programmi,

parole a vario livello.

Di segnalibri viventi

pullula il libro del tempo.

Solo l’oblio seleziona

pagine e raccoglitori.

.

.

.

Mattinata di rilevazioni

.

.

Innanzi a me montagne verdi e nebbia.

Il nastro serpentino mi separa

dall’intenso abitato parallelo.

Non faccio caso al diluvio estivo,

è questo largo asfalto lungo il fiume:

chiuso al traffico. Aiole già fiorite,

ballerine che rimangono in posa

sull’insolita struttura ancor loro.

Padroneggio i miei strumenti. M’accorgo

di camminare come in un romanzo.

O una romanza, perchè canto e trillo.

Su rotaie silenzioso il cancello

m’ingoia per le prossime ore.

Noi, affiatati nei lunghi respiri,

nell’affanno, nei sospiri…non penso:

tu per vie indirette sei presente,

sì, come periodico referente.

.

.

.

Pietà

.

.

Dispregiativo tacciare d’arroganza

di chi solo ha paura del rischio

a dichiarare il proprio posto ambito

nella gerarchia interminabile.

.

Ai morti chiudono gli occhi, ma ai vivi

spesso non li aprono.

Trovano, un quid che li tenga in vita;

magari sani, meglio in accorgersi,

.

di rado consapevole, che non c’è indifferenza.

Palpitante di attesa già esaudita,

mi ritrovo io, un fine a se stesso:

mi dedico alla vita.

.

Da bambina le piante.

In palestra respirare a fondo…

Nè sapevo ancora prestabilito

il totale di ognuno.

.

I conti tornano, se,

mi lascio già massaggiare dai pesi, e,

moltiplicazione d’errori, è stato

facile correggermi.

.

Non imputo vergogna nè angoscia,

cavalli di battaglia.

A fede che mi salva ho ceduto

l’unica paternità, adottiva.

.

Mia sospirata musa,

parca del mio destino!

Non sempre fu severa.

E volle esser pagata –

.

anche questo alleviò il mio dolore.

Nella mia limitazione

finchè avrò forza ancora alla ricerca:

non fo’ una brutta fine.

.

.

.

Onde bambine

.

.

Ho lasciato scorrere idee su idee,

accavallate. Una ne affiancherò

perchè il primo piano bene a fuoco

dissolva l’inutile affollamento,

simulata processione, estenuante,

ridotta ora ad attendere in coda.

Privilegiata, seduta composta,

consapevole si lascia ammirare.

Piange, ride, ritorna a rotolare.

.

.

.

Conseguenze dell’ombelico

.

.

Lunga indecisione. Fragile

emergendo dal buio tasto

preoccupazione persistente,

.

il tedio del risveglio brusco.

Peste mortifera, palude

infangante: lotta fra i sessi.

.

Agonia, cadaveri, aborti.

Struggente mancanza di unità

altéra rifiuta simbiosi.

.

Zeus mandò Apollo il preferito,

delfico sole del fascino,

a sollecitare la fine

.

dello sconquasso e del tormento,

e Atena la consapevole

a seguire gli erranti eroi.

.

Signore del linguaggio, prego!

Mandaci la lira e le muse

e qualche dionisiaca gioia.

.

.

.

Processi di comprensione

.

.

D’esser spensierata mi do pensiero.

Domanda e risposta, di sesso opposto,

avvolti in piaceri concordi, nel dire.

Esser spensierata mi dà pensieri.

.

.

.

Remissione

.

.

Vita e morte sono amanti giovani,

inseparabili in ogni proprietà:

ma non contenti se le contendono

in continue baruffe. Voi scusate

nei fatti i risultati e qui il bisticcio,

chè le parole possono giocare.

.

.

.

Giuria clemente

.

.

La mia bellezza – decreto inutile –

m’ha dato tante preoccupazioni

finchè queste, stanche, l’hanno abrogata.

Ora che saprei mostrarla, il processo,

ho solo rughe per sottolineare.

Missione compiuta se ne va a spasso.

Oggi allo specchio preferisco il sole:

non dimentica, nonostante gli anni.

.

.

.

Proprietà appropriata

.

.

Alla circolazione più fluente,

ambisco, degli abitanti dei sogni,

dei protagonisti dei sentimenti.

Dai nascondigli nei solai, recessi

più remoti, la danza degli umori.

Verso le spaziose squadrate stanze

dalle alte finestre e i lunghi balconi,

le argute camere della coscienza.

.

Sestante in assestamento a sè stante,

il barometro e scarso arredamento,

tazzine nei vassoi, la bussola,

torce per attraversare il giardino,

una statua di Atena in un angolo,

un simulacro annoso in bianco e nero

l’Uomo in cui mi sono vista e mi vedo:

tutto ciò che metto a disposizione.

.

.

.

Rock lithany

.

Do me a massage

tell me a message

give me age

Do me a favour

tell me a savour

gimme love

.

.

.

Ritorno professionale

.

.

Premonizioni e sentore,

gufi erranti, scorgevano

la figura di amanuense

in odore di santità

e sfogliatine, il quale

in licenza per dissidi

sulle spiagge articolate

s’offre di scusare tutto.

.

.

.

L’ode in merito

.

.

Oh, solo tardi ho imparato a dire oh!

In assenza di dolore è il sonno

la primordiale regola, bastante

a darmi vita per un giorno intero.

.

L’interruttore al circuito tragico,

mi spezzo come vetro, anelastica.

Ogni mattino sì vulnerabile

ma quasi in un sol punto, di Sigfriedo.

.

.

.

Squarcio

.

.

Non è fra te e me il dissidio

ma fra maschio e femmina, millenario.

Di rado da due esemplari risolto.

Le differenze conformazionali,

le diffidenze, ostilità all’estraneo

purificate in candida attrazione.

Fuoco di conoscenza incandescente,

di là dal fiume di desideri.

Son ponti le parole e i corpi tesi.

.

.

.

Analogica

.

.

La traduzione, letterale o meno,

esiste meno che il racconto orale.

In mancanza di questo si traduce

rintracciando vocaboli esistenti,

o le meno pallide somiglianze.

Ogni parola, in ogni lingua, tiene

una rete di distanze con altre,

via via più numerose e più lontane.

Si allarga in modo esponenziale. Tela

di ragno. Parentela individuante.

Dirne una conduce il suo codazzo

fedele di richiami e di rimandi.

Voci intessute da discorsi a caso

intersecati, come tensioni

interatomiche di molecola

che, leggermente disparata,

rivelano lunghezze differenti

di legami, anche di varia entità,

definiscono caratteristiche,

e forma e stabilità strutturale.

Posizione tridimensionale

nello spazio. Voilà la complexitè!

moderni metodi di indagine…

e oltre, all’orizzonte, sotto il sole,

dentro il mare, resta, immobile, l’ignoto.

.

.

.

Tragedia

capovolta a gambe all’aria

.

Se, ancora apaidica,

mi sento vecchia,

penso a Sara.

Non temo le difformità

statistiche, non

l’intima volontà

che si accorda al fato.

Aspetto di aspettare.

.

.

.

Tre fasi più una costante

.

Un’abitudine, poi che si è imparato.

Se il pregio non basti della regola,

giova ad un tratto metterla da canto.

L’appetito quindi grato al pasto

rende il bisogno, nel tondo del piatto.

Darsi, con dolcezza, abitudinari:

eterna la brevità finchè attuale.

.

.

.

Utile al dilettevole

.

.

Sembrerebbe la logica del mondo

darsi pena per gioia di qualcuno

se da questa scaturisca altrettanto.

Penoso invero non comporre il divario

in contemporaneo prendere e dare.

Destrezza ambisca lo scarto attutire

ove congenite peculiarità

semi e frutti  già forniscano di ali.

.

.

.

Non sradicabile

.

.

Fierezza di qualche antico soldato

rifiuta di aggirare gli ostacoli;

dilemma dell’inganno salutare.

Spesso sputa l’osso provocatorio,

non sa blandire il biasimo – bifolco

asprigno – nè imbandire il blandire.

Prendere per il suo verso l’irsuto,

tecnica smaliziata senz’accesso

per i rozzi profani del commercio.

.

.

.

Ritmi

Capire, carpire…

S’avvicendano stagioni,

il tempo s’invola…

Sentimento e riflessioni.

Vampate, rigori.

Un fabbricato in fucina,

però a certi fini

si tramuta senza fine.

L’accaduto chiede

minimo indispensabile

tempo differito.

Supplemento già concesso:

espirazione lascia ispirazione.

.

.

.

Bild

ovvero come venimmo a chiedere il significato.

.

Kiwi di un altro gusto, in Australia.

Il frutto nella terra d’origine,

assaggio in un uomo mille universi.

A compor vita la luce convoglia

riverbero! Ovunque, sulla mia pelle,

sulle tele e i pigmenti. Ad un riflesso

mille concorrono. Ai bordi, verbosi,

secenteschi colori di Pontormo.

Si riversa sulla città notturna,

sarà un gas, è espanso, sarà dannoso…

di maniera è, e come inquietante.

Colore separato da materia.

Immagini irradiate. Non cielo

l’azzurro diuturno, come saprai,

immagine d’immagine; perlustra

da Plotino a Platone su Plutone

attraverso gli empiristi Saturno,

da Cezanne agli impressionisti, via via…

fra loro cercare, per noi, per stare,

per patria, accorati, tutti i confini.

.

.

.

A indomita dama

.

Di notte mi trovai alla Dogana.

Mai la mia morte ancora avevo vista

in faccia, di sfuggita, o mascherata:

ricordo solo che non mi trattenni,

ti chiamai che era tutto il rimasuglio

del mio fiato un nome. All’orecchio

impaurito un tono dolce suadente

mi  richiamò di nota e cara voce.

Sia stata stanchezza segno dell’età,

è stato bello riprendere i sensi;

ma più bello riprendere il cuore,

e subito anche poter perdonare

ripetute emozioni impetuose,

di cui si assuma responsabilità.

.

.

.

Da che mondo è mondo

.

.

Non è che una pallida metafora

dir che in poesia (non) si usi il linguaggio,

che propriamente è per comunicare

e vile troppo spesso quanto i soldi.

Solo un poco da persona a persona

è il trapasso che avviene invece tra mondi,

per il diretto interessato, ebbro

mago, cui poco cale esser visto

intento, occulto, addetto al contrabbando.

E giura, in buona fede, che è reale

quel che ora ha camuffato di parole,

munito di cappello introduttivo.

Se giusta stima si faccia del vero

comparso nel vero, abbia molti onori.

.

.

.

Triplice parallelo

.

Dioniso è sulla via, e s’accompagna.

Seguito anche pedestremente, allegro,

crepitante leggere fantasie.

.

Atena, solo lei, e rigorosa,

può introdurti alla meta presso Apollo.

Fonte sibillina, luce, verità.

.

L’emozione di Dante, il suo legame

con la terra e con gli antichi, Virgilio,

sarà la guida, il collega amico.

.

Ma sarà la ragione in lui, Beatrice,

severa regola del proprio cuore,

l’ultimo tramite con il Divino.

.

.

.

Findesiécle

Possibili eventi nel cono d’ombra

.

Eclissi settennale settembrina

di luna piena, a ciel sereno

aria turchina, orario possibile,

han permesso le luci cittadine

luna rossa, rosso rame,

si deformava intenta

come posata su lucenti

corna d’Ecate,

o una ciotola brillante,

un calice varia tinta

un lampadario a cupola

alabastro, ambra antica.

.

.

.

Fisica di fluidi

.

.

Distintamente si propaga ovunque

l’odore del mare: sono arrivata.

Davanti filtra il sole fra le canne,

alle spalle dolce notte d’amore,

.

segreta. Qui il dio dell’orizzonte

ignaro accoglie lo scarso pubblico,

lascia si scruti la neve sul monte,

chè è limpida l’aria, e isole.

.

Gradito punto d’approdo, in inverno,

come se, abbandonata dalle onde,

mi abbandonassi, prona, sulla riva;

come è limpida l’acqua, a testa vuota.

.

.

.

Pensieri di un carcerato

.

.

Lui, l’oleandro bianco,

vive sulla ripida spalletta

a ridosso della spianata.

I pini marittimi lo guardano

dall’alto. Un sentiero

in disuso è crollato.

Una rete che non si regge

lo accompagna scivertata,

i paletti son tutti storti,

son nati bastoni, rami.

Son nati lì tutti.

Tutti gli anni lui innocente

è carico di fiori, lucido

di lanceolate foglie.

Quando il primo sole

lo illumina, di fronte,

dal suo spazio più aperto,

è intenerito interamente.

Quando dietro di lui

l’ultimo raggio tramonta

e più profondo risalta lo scuro

verde della boscaglia che circonda,

non spera un altro sito,

e si consola.

.

.

.

Plauso epocale

.

.

A che negarlo?

Di sensazioni,

belle e brutte,

ricordi ripensati

han potere faceto:

provocare il sorriso.

Che vale?

Brilla ammaliante

gioia innocente.

Se lo sfoderassi spesso,

non c’è motivo di nascondere

indice di emozioni.

Chi vuole!

Per il semplice motivo

esistere

respirare il pudore,

lo scambio di calore,

tante seduzioni.

Fa sorridere.

Comico faccia ridere,

l’esistenza sorridere.

Per far parte del mondo

non ci hanno chiesto un parere,

facoltativo raccogliere.

Trattenere il sorriso?

Avara vergogna delle labbra,

formale calare il sipario.

.

.

.

La via del sale

.

.

Dati alla luce –

per stare al buio.

Messi al mondo –

topi di casa.

Esuli del mondo,

senzacasa.

Restituiti a

non sanno cosa,

vanno verso.

Piangono pellegrini

e procedono.

Oltre, le albe

si defilano

monte dopo monte.

Sulla loro fronte

il famoso, l’eterno

il nostalgico riflesso,

la sete.

.

.

.

Indagine

.

Svaniscono le sensazioni

tutte, per così dire

‘le belle e le brutte’.

Trema sul mondo come una rugiada,

porta nell’aria l’odore di erbe.

Provo a andare a naso,

vorrei credere agli occhi.

Tento la stilla viscosa

sul calice di una foglia

a rotolare restia.

Poco fa ho osservato

rapida la questione

del diagramma di stato.

Frequenti in questo campo

sbalzi di temperatura.

Contenta che sia svanita

chè passo a miglior vita.

Contenta se alcuna lascia

solo di sè lasciva

di desiderio la scia sorgiva.

Svanisce subito e mai invano

la sensazione è volatile

in un sistema umano.

.

.

.

A volgersi e a rivolgersi

.

.

Vado rasente al muro, di lato,

dove so che di là tu sei colline.

Tasto pietre con le mani, le braccia

allargate quasi a tenerle su,

arrotondate ma sporgenti attrito

si confrontano ora con le vertebre:

comprendono l’ansia di procedere.

C’è luce o buio? non so, entrambi,

vertigine e vuoto negli occhi:

arrivo vicina e sono presa

dal panico. In un bicchiere mi perdo.

Sono un acido sgocciolato

dose minima persistente.

Non mi sono fermata, amore, al varco:

bevo, m’imbevo, verso…E converso.

Ma se tu sei la base, io no,

non so esserlo e arrivo

esausta al punto di viraggio:

di colpo cambia colore, s’offusca…

dove eravamo pari non ci sono più.

.

.

.

Principio d’autunno

.

.

Non ho tosse, non ho raffreddore

non ho la gotta non un afrore

non soffro d’insonnia, né la botta

soffro – insolenza – soffro in silenzio

.

la vita che corre. Ho l’indolenza:

la stessa del Tempo, che mentre passa

resta immobile, non cambia nulla

dentro la storia, apre parentesi

.

e può cantare vittoria, tace

al contrario la materia sfatta,

i corpi invecchiati; ma ci incanta,

.

tal si camuffa il grande indifferente,

per qualche tiro gli piaccia giocarci,

allorchè sembra si sia fermato.

.

.

.

Costa corsa spettacolare

.

.

Dalla cabina della barca salgo

nel pozzetto, a poppavia dal mare

s’è alzata sull’orizzonte deserto,

fra le braccia nere delle due rive,

in mezzo all’entrata del golfo, rossa

la luna, enorme; opposto le tramonta

proprio ora il sole, a prua, sulla spiaggia.

Nessuno se non in rada: scherziamo,

passando cime da una barca all’altra

sotto il faccione giallo, di una nube

grigiovioletta lunga, che si piazza

precisa sulla fronte impassibile

a mo’ di un’astronomica bandana.

.

.

.

Inno al mistero gaudente

.

.

Limpida intimità, linfa vitale

e c’è del torbido in giro, ci resti.

Miscuglio biindividuale, pozione

segreta, specialità della casa.

Dura pietra d’angolo, peculiare

trave portante, antico asse del mondo.

Figurarsi le mille e una attenzione

occorre, viverne finchè viviamo.

.

.

.

A ridosso di un sasso

.

.

In custodia cautelare

sto sottovento;

pure prendo precauzioni,

mi metto a vento.

Attendo della natura

il sopravvento,

per trattare con cura

il sesso attento.

Metonimia e metafora,

‘il grand’evento’

soffia forte sulla cima,

solleva foglie

lungo il crinale d’argento.

Tregua, un momento;

fino là in fondo, sul mare,

è in atto, pare.

.

.

.

In ultima analisi

.

.

Natura, arte, persone: la gioia!

tre pozzi cui attingere sorgiva

una goccia, da secolari erosioni,

per il bisogno breve di una vita;

iodio dalla salsedine marina,

nebbia fine filtrata in pianura

da luce solare, ma nicotina

persino, ossidi di carbonio,

ossigeno maggiorato a pressione

diminuita, radicali liberi

liberi d’invecchiarci se lor pare…

La trinità di Rubliev divina

icona di un morto vivente ora

come tanti altri me compresa.

.

.

.

Al solito

.

.

Che hai fatto tutto l’inverno?

Ho dormito di sonno eterno.

Interrata ero in letargo,

ho annusato la primavera

e non ho atteso il far della sera:

sono qui di primo mattino,

fino a che non verrà estate,

a spiare brezze alate.

D’estate farò come il mare,

immagazzinerò calore;

come lucertola, tesoro

accumulo, avida di sole

da rilasciare lentamente

– una molecola per volta,

un delta acca di energia –

l’autunno, impallidito il raggio.

.

.

.

Empio scempio

.

.

In questo vicolo , che fortuna,

il livido cielo sbieco piega

un angolo che porta dritto a luna

piena, enorme su palazzo e fasto,

e nefasto si frappone, fra lei

e torre cui si destinava, lucido

monosillabo bicolore al neon.

Se non sapessi, sta per benzine,

idrocarburi, petrolderivati

ad esagonale anello benzene.

Nero inaspettato esasperato

– regolare! Girotondo di scimmie,

code penzolanti d’illustre sogno.

Precorrere ulteriori approssimazioni

distribuì fluida nube di elettroni.

.

.

.

Genova city blues

( for Otis Redding)

.

Walking down town

singing loud

for myself

Sitting on a dock of the bay

and waiting for

the time go by

the bus to pass

the bass to play

Sitting on a rock on the mountain top

and waiting for

you to choose

the topic to talk

the top to walk

.

.

.

Silenzio

.

.

Vivo per amore. Però a un patto.

Amore…è discontinuo, non eterno.

.

Anche amo la vita. Ancora. A stento.

Però non incondizionatamente.

.

Vivo, se posso, per amore. Vivo

senza sia il resto tutto indifferente.

.

Vita breve! Voglio ormai solo amore

e occupazioni amate: studio e sole.

.

.

.

Nota a Empio scempio

Per chi, come a tanti capita, non  avesse letto storia degli idrocarburi, sono costretta a malincuore a scrivere una nota.

A proposito di una nota sulla scoperta della ciclicità del benzene, cioè della disposizione ad anello esagonale dei suoi atomi di carbonio, quando fino a allora erano note solo catene. Alla quale scoperta devo la comparsa delle scimmie sullo sfondo della pubblicità in cima a un grattacielo. O meglio alle quali scimmie, come si vedrà, va reso il debito della scienza, almeno per tutta la chimica organica, che non è poco. Lo studioso lasciò scritto il racconto curioso, invero si era agli albori di questa branca del sapere, nel periodo in cui si occupava di detta sostanza, in particolare dopo le analisi quali- e quantitative, si scervellava inutilmente su ipotesi strutturali in base al peso molecolare ormai noto, non trovava modo di giustificare compatibile un contenuto di idrogeno decisamente scarso per i sei atomi di carbonio della molecola oggetto delle sue ricerche.

Narrò il sopraggiungere dell’intuizione mediante la quale risolse il problema e che fu convalidata da ulteriori esperimenti propriamente scientifici. Dico propriamente perché i confini di questo tipo di scienza decisamente materialista, hanno oggi vieppiù tendenza ad essere varcati velocemente. Per sorvolare affatto l’indagine in campi limitrofi sui rapporti fra intuizione e conseguente riscontro nella cosiddetta realtà fisica (novecentesca), ovvero la creazione di modelli teorici.

Dunque, agli inizi del secolo scorso, il chimico nel bel mezzo dell’incapacità di comprendere ma tutto preso dal suo ignoto benzene…si addormentò. Ho sempre pensato vicino al camino in poltrona a fianco ai libri, certo non in laboratorio. Si risvegliò con la vivida immagine di un sogno in cui sei scimmie, oltre a congiungere le mani in un girotondo, annodavano le code a due a due vicendevolmente ora con la vicina di destra e ora con quella di sinistra. Immagino anche ogni volta che ci penso, all’iniziale sconcerto che dovette coglierlo, come può cogliere noi. Ma il linguaggio dei sogni è molto più vasto di quello delle parole.  Così gli atomi che lo avevano tanto messo a perdere per la loro bizzarria erano diventati scimmie che agilmente prendono in giro. Mentre i pochi atomi di idrogeno – uno solo per ogni atomo di carbonio – erano stati trasfigurati in code, condivise solo parzialmente, a tempi alterni; se non potevano allacciarsi stabilmente, potevano purtuttavia fornire un equilibrio supplementare alla figura del cerchio: e difatti creano un flusso elettrico che aumenta il legame ad anello e sovrasta e si distribuisce come nube su tutta la molecola. Comprese la disposizione nello spazio dei suoi atomi birichini. E luce fu, e fu l’inizio di un nuovo capitolo, quello delle molecole organiche, che sono piene di anelli.

Non so se Freud fosse mai messo al corrente di un tale comportamento quanto meno dionisiaco. Assoluta certezza invece, assume oggi la comunicazione dei sogni riguardo a importanti interrogativi che ci tormentano da svegli. Mi sono dilungata abbastanza e mi dispiace; sono solo contenta di chiudere con un omaggio della scienza a quella che non chiameremmo più scienza, e che è più profonda conoscenza, la psicanalisi.

poesia, raccolta numero uno

CONVALESCENZA
Poesie  (1979-1983)

Chiara Adezati

.

.

Indice

Un sole di mezzogiorno
Venerabile in tonalità maggiore
Formulare minuziosamente
Rigenerazione a pagine di sacro
Càpita diventando vecchi
Benessere nordico
Insostituibile individuo
Genova
Congiuntivo sospiroso
Strategia campagnola
Senza titolo
Occasione
Distinto d’istinto
Mica sempre
Erica
Romper le fila in soluzioni macromolecolari
Il mio io sei per sei
Lucciole superstiti
Sane consuetudini
Animale d’ombra
Antidoto
Uscita
Didascalia esemplare
Intermezzo
Differenza assimi-labile
Invocazione per necessità
Progetto temerario
Lo storico
Senza scampo
Mobilità moderata
Dolce conquista
Landa desolata
Nocciolo secco
Congiunzioni platoniche
Ninfa abbastanza amabile
Supplica non di perdono
Relativi spazi e tempi
Perorazione
Frammento
Intùito e ragione: tener d’occhio per veder chiaro
Il nostro
Immergersi, quest’inverno

.

.

.

Un sole di mezzogiorno

.

.

Temo mi accechi,
lo sguardo di uno che vede.
Sgomento di Saulo
cavaliere nel deserto;
dubbio che Icaro cada
perché ha osato desiderare.

.

Ma è un attimo, il tempo…

.

raccogliere un mazzolino
di coraggio. Palpebre mie
di occhi che ignoravo
si aprono a ricambiare
lo sguardo bruciante
di chi mi ha reso la vista.

.

.

.

Venerabile in tonalità maggiore

.

.

Il mio spirito ha una brulicante
sua vita di sottobosco,
per me di gran lunga determinante,
seguendo la quale si sviluppa la mia.
La macroscopica, la effettuale intera.
Posso procurare intorno un bosco consono,
eventuale opera mia, come può accompagnare
una mamma vecchia che persegue
la valorizzazione, incoraggia per potenziare.
Ma è là dove tutto succede, in embrione,
dove si produce il seme in esclusiva;
e gli altri eventi giungono per lo più
come ariette e brezzoline. Persino
le tempeste lasciano del substrato
preesistente qualcosa di intatto.

.

.

.

Formulare minuziosamente

.

.

Stupisce me stessa desiderare
il tragitto a piedi. Innanzitutto
non preoccuparmi di essere vista;
voltarmi tra i 180 gradi orizzontali
e anche in alto lungo i palazzi,
verso il cielo, riappropriarmi
della luce e della tradizione,
del consueto solitamente sorvolato;
lasciarmi persino incuriosire
dalle persone e merci esposte.
La mia camera fa già parte
del circondario. L’aggiunta
è solo apparente: non è sminuita
la mia solitudine signora.

.

.

.

Rigenerazione a pagine di sacro

.

.

Maestoso e regale, tranquillo
come un papa, beato come un pascià,
sorseggia il suo the nella stanza
dagli scuri abbassati. Secolare
e temporale, fresco come una rosa,
a ciel sereno, siede nella penombra
irradiata a strisce da infiltrazioni
di corpuscoli luminosissimi.

.

Se vuoi bere il the devi essere regolare
come una macchina, mi disse una volta…
in tono allegro, forse mezzo scherzoso.
Come se mi invitasse, in una stanza mia
o che considero tale pur osando di rado
varcarne la soglia: e lui non si muove di lì.
D’altronde è mio ospite permanente
per ricevere mie brevi visite.

.

C’è qualcosa di reciproco, che ci confonde.
In tutto e per tutto mi rimetto nelle sue mani.
Italia mista d’antico, sparso ma costante;
interpretazione segnica: sono io a guardare,
io colpita che scelgo, e il significato è in me.
Con sua buona pace, rispettabile Mister Inc!
Mi parli, di quel che vuole, mi fa bene.
Libero è così amabile. Sconosciuto così desiderabile.

.

Il segreto è che sentiamo molto di più
di quanto riusciamo a notare. Segreto
perché non detto e segreto per dire di più.
Avviene palesemente sotto occhi altrui,
mentre ne cogliamo segreti…
che ci riveliamo alla luce del sole.
Quello che so è che lavora per me,
solo per me, e si diverte.

.

.

.

Càpita diventando vecchi
di stare più che quieti
a lungo nella stessa posizione
sulla panchina e
forse è rattrappirsi che invecchia.
Senza batter ciglio pensavo
alle mie ossa e
càpita un pettirosso, arzillo.
Saltella e mi occhieggia
mostrando un profilo poi l’altro.
Motivo in più per non spostarmi.

.

.

.

Benessere nordico

.

.

Tutti i punti sono cardinali.
Al nord volto le spalle
e inclino anche la testa,
all’indietro, al vento
un po’ freddo delle solitudini
archetipiche, degli interni caldi
circondati da distese vaste
e silenzi, dove il fuoco
è uno unico, in vivo
contrasto, incontrastato.
Altrove, sì, guardo, ogni tanto,
al rigoglioso sud; o mi aggiro
sfrondando nei giardini
variformi, variopinti eppure
sotto un unico sole; di cui dicono
nasce sempre a oriente
e viaggia a morire in occidente.
Io lo sento sulla pelle da dietro,
conciliante richiamo.
Dovunque mi trovi
è unica la direzione verso l’interno,
antica, comune; e ce n’è tante
quanti i nuovi punti, lontani
tuttattorno, quelli che solo sola
posso eventualmente occupare.
Non so la mia appartenenza
se non a questa posizione,
né mi curo d’altro.

.

.

.

Il nostro

.

El arte debe ser como ese espejo
que nos revela nuestra propria cara.
J.L.Borges

.

Al chiaro di sole, e a quello della luna,
alcuni gesti: a svelare, quand’è sottile,
scoprire, quando è inverno, scoperchiare
cosa bolle in pentola o persino i sepolcri,
per resuscitare. In simili musiche danzate
si risveglia attivo, e sta il nostro poter fare.

.

Fa immagini riflesse nello specchio,
labili e per occhi abbagliati, fa
di anime che sono come sempre,
il come ora si compongono, alternate evidenze.
Per noi è tutta qui la decisione,
tutto è l’accurato uso, l’arte.

.

Precisi, morbidi e duri, sono i destini.

.

.

.

Genova

.

.

Se ho voglia di una poesia
e abbastanza tempo
e cibo da smaltire,
infilo carruggi
in guisa articolata,
dalle gambe quasi solo,
e raccolgo le fantasie
intricate dai miei predecessori,
disbrogliando nomi in alto,
anneriti. Scorci di antichità,
fettine di cielo, sbirciate.
Completo con lo stradario
e qualche memoria. Della Rosa,
del Pepe, della Luna, del Duca,
del Tempo Buono, della Scimmia,
dell’Amor Perfetto!
Senza neanche tralasciare
Droghieri, Orefici, Macelli
e un Campetto. Croce Bianca,
Fava Greca, seguite,
Dietro il Coro, Quattro Canti…
Orgoglio di una razza
una patria che mi elegge.

.

.

.

Congiuntivo sospiroso

.

.

Niente d’interessante.
Non è un aggettivo.
Può darsi, magari…

.

M’interesso
compatibilmente.
Al tempo del verbo.

.

Al giorno d’oggi,
quel che succederà domani,
data dell’altroieri.

.

Non sto più male,
fatico – spesso.
La fatica maggiore,

.

non ultima, può venire,
so qual è. Fatico,
sì e no disinteressata:

.

per la gloria pura!
Semino poesia a manciate.
Impalpabile, il polline d’oro.

.

.

.

Strategia campagnola

.

.

In questo esercizio si protrae.
Cauta, distesa, l’avanzata. Fiera.
La ritirata si raggomitola,
a scatti, ancora felina, superba.

.

Ritrosia acquisita: fra debolezza
e forza, chiave di moderazione.
Strisce di nuvole coadiuvanti,
ora il silenzio fruscia, reclama.

.

Cieli so immaginarne quanti voglio,
però quelli che vedo sono altri.
Minuziosi illustrano il momento.

D’altronde i gatti stessi hanno facce.
.

Quel grande ricamo in ferro battuto,
aperto o no, s’intravede il giardino.

Non occorre oltrepassare il nesso…
Sto in bottega; dalla soglia guardo.

.

.

.

Occasione

.

Vale, opale ovale!
Tu, arcobaleno fra le nuvole,
mi portasti un pegno.

.

“O” per stupore
di bagliori e colori del fuoco,
“pale” thy milky surroundings.

.

Rosso e multicolore sfolgorio,
bianco, perciò multicolore,
incarnato cangiante.

.

Valida promessa, vali responso-abile.
Siimi rispondente – pronta e delicata –
come alla luce.

.

.

.

Insostituibile individuo

.

Si possono scorgere molte rovine.
Disabitare un angolo è la fine,
sì. Conoscendoti,
ho aggiunto nuove stanze al palazzo.
Più specifico di un enzima, sei.

.

.

.

Distinto d’istinto
(voce dell’archivista)
I find that the longer I know people
the more they puzzle me.
W.S.Maugham, A friend in need

.

Finchè la conoscenza è nuova,
classifico,
finchè speci di sottospeci
moltiplicate,
sbalzi in rilievo dalla gabbia
il singolo, atipico.

.

La massa mi giace in scomparti
Di cassetti;
di una persona più ne so,
meno inquadro.
Solo l’ignoto è anonimo.
Diversa solitudine

.

più in là ritorna, un caso a sé.
Tempo dopo.
Vago ricordo l’ascendenza,
“chi somiglia”.
Agli albori del primo incontro,
già mitico!

.

Cimeli di fotostatica
In soffita
le sottigliezze smussano
fisionomie.
Il corpo ora è movenze,
distribuzione in peso.

.

.

.

Mica sempre

.

Ho bisogno del vestito buono.
Designato per i giorni più luminosi
e le notti più buie.
Con tutti i suoi colori e delicatezze
starà più spesso riposto,
eppur nei miei vagheggi.

.

Ho bisogno del vestito frusto,
elevato a dignità dal logorio,
macchie d’abitudine;
con falsa noncuranza, affezionato.
Informe su gagliardi impulsi,
morbido, liscio e spento.

.

Osè in un modo o all’altro,
di fascino velato,
gorgheggio eppure curo
non me lo si porti via.
Smodato e fuori moda,
è la mia dote eccelsa

.

e resti patrimonio di mia figlia.

.

.

.

Erica

.

Io sono un libero pensatore.
Cittadino del mondo, ben pensante.
Miro al successo, non alla fama.

.

Mi occupo di leggere.
Di tanto in tanto scrivo.
E infatti ne viviamo

.

io e i miei congiunti.
Solo dopo morta mi divulgherò,
per distrarmi solo dalla tomba.

.

.

.

Romper le fila in soluzioni macromolecolari

.

Se qualcuno dei pensieri vigenti
rimane non pensato
se ne va il suo vigore;
ci si trova un peso incomprensibile
e ostruisce il corso.

Non sa dove attaccarsi,
altri girotondi s’ingarbugliano,
ripiega su sé stesso
senza capo né coda,
cerca un pretesto che gli corrisponda,
vaga mortificato.

Né cederà al suo sonno.

.

.

.

Il mio io sei per sei

.

.

Non sarebbe da me.
Grido, o anche urlo;
non modulo: ascolto
in me e chissà chi
provenire ignoto.
Sentimi ma sappi.

.

.

.

Antidoto

.

.

Erba del vicino, inaccessibile.
Come da proverbial definizione.
Avvicinabile, o dolci visite,
la si riscontra simile alla propria:
si tratta qui di fiori intercalati,
coglier scorci più unici che rari,
avvicinare il colore, aspirare.
Fruirne oltre il limite, se invitati,
risulta stabilirsi in casa d’altri.
Regale discrezione, per lo meno
in tempo di pace, senza invidia.
Piuttosto comune a noi regine,
se ben guardiamo, certa unicità.

.

.

.

Lucciole superstiti

.

.

Visioni d’interni, raro giubilo.
La membrana è poco permeabile,
e rara sia la rappresentazione.
Passaggio delicato, porta stretta.

.

Viscerali residui sviscerati,
esseri indifesi, non resistono
l’esterna atmosfera rarefatta,
le intemperie accidentali del tempo.

.

Si disfa, si decompone, svanisce.
Battaglie nel mondo muscolare.
Pesce fuor d’acqua, l’emozione priva
di pensiero e navigato racconto.

.

In forme decenti riesce il trasporto.
Cura, fatica sia, non idolo.
Testimone profeta l’allusione,

.

augure messaggero il segno.
Invito ripetuto, acceso e spento,
l’involucro che adorna la finzione!

.

.

.

Sane consuetudini

.

.

Una parola è in auge,
una alla volta;
se l’intuizione riesce
ad afferrarla,
dev’esser quella sola
nel suo retino,
anche se sfarfalleggia
fra tante altre.
Non distingue colori,
a tuttaprima.
Se l’osservo, trionfo
ma è per copiare
Il suo. Ricamo lenta:
resta vicino
più a lungo, l’essenza,
l’aria ricorda
che già l’ho rilasciata.

.

.

.

Intùito e ragione: tener d’occhio per veder chiaro

.

Il soggetto pensante, confinato all’estremo esterno,
abbarbicato a cinque sensi e qualcosa, frazionarii,
alerte vedetta, spalle al muro, s’ostina a spiare
l’intimo possedimento che ancora non ha nome,
il cui perpetuo attrito sprigiona scintille di brama.

.

.

.

Animale d’ombra

.

.

Non solo lenta va la tartaruga,
anche paziente, carica di tempo.
Quando sbircia sull’orlo di un burrone
allunga il collo, il percorso, mai il passo.

.

Il tramestìo il rumore improvviso
gli affollamenti…la cattura evita.
L’alito di follia, carogne, puzza
non la trattengono un minuto di più.

.

Tortuosa per attributo intrinseco,
dura corazza. Però non sorvola.
Gira e rigira si fa i fatti suoi
e forse sa che può finire in brodo.

.

Feroce se procede o si ritrae,
sotto le foglie; forma di relitto.
Usa cautela, ancora è curiosa:

.

chi ne catturi soltanto lo sguardo,
lo punta umido l’occhio vigile…
perenne mistero, si ferma, è dolce!

.

.

.

Didascalia esemplare

.

.

Per quanto liscio il mare è sempre orlato
di crestine spumeggianti sull’onda.
Nel caso la veduta fosse aerea,
complessiva, da distante la costa
è sempre frastagliata:

.

la terra sa che il mare è suo,
e solo i confini comuni.
Così quel che sappiamo,
interdetto ai limiti del sapere,
allunga il perimetro.

Si sofferma fra ottantamila veli.

.

.

.

Intermezzo

.

.

In the morning when it comes
a completely different day
I’m having my free wheels thoughts
for breakfast but if
.

you laugh at me or pull
my leg or whatever,
I tell you – listen –
I won’t tell you to listen.
.

.

.

Differenza assimi-labile

.

Toccato da sorte felice l’uomo,
dev’esser successo, a quei tempi,
sentì cantare le donne in attesa,
tornò all’improvviso. Riferì agli altri;
da allora resta o va sol chi ne ha voglia.
Femminile ingegnera in America
non trova, ancora, un consesso che canti.

.

.

.

Invocazione per necessità

.

.

Distanza! Propria di cose simili,
appropriata a buon vicinato.
Gli estremi davvero si toccano
in quanto non lascino vie di mezzo.

.

Benchè, se follia imperversa, non potrei
sentirmi più lontana; pur, memore,
considerata, se queta. Pur sana,
fragile. La minaccia mi sa in guardia.

.

Teorema di geometrie, dedurre
quant’io ne sia intrisa.

.

.

.

Progetto temerario

.

.

Amo le montagne, parentali,
che mi costrinsero in paesaggi,
a fantasticarne gli orizzonti.

.

Meta il cielo se le nubi sottili,
le nuvole se il cielo offre sfondo.
Ma c’è chi mi costringe in una stanza

.

dove il tesoro è localizzato,
a dissotterrarlo, e ripulito
lasciar luccicare oro zecchino.

.

Non so tanto di lui, tuttavia,
quanto di ciò che provo intorno.
Stringer legami sciogliendo nodi

.

Penelope attende.

.

.

.

Congiunzioni platoniche

.

.

Al concreto penso in astratto.
Solo il binomio non perde fascino.
Non mi astrarrò dal sensibile,
pur pauroso. Non da un oggetto al mondo.
Risalirò – per aspera – agganciando parole,
funi del simbolo polivalente.
Or l’una or l’altra stella.
.

.

.

Lo storico

.

Non m’adopero a cercar felicità,
che san trovarmi, come gli altri eventi.
Or m’alletta e m’allieta, di mercato,
convegno ai bordi appartati di piazza.

.

Tacito accordo di saggi discerne
incantate realtà incartate: fatti,
da empiriche percettività, anch’esse
pulite ad altri scambi, soggettive.

.

Scarni nuclei uniscono gli incontri;
nominarli fa sì che s’avverino
appieno, conclamati. Riferire.

.

.

.

Senza scampo

.

Confesso, ammetto, assolvo:
inferiore a nessuno
nell’essere me stessa.
Ben meglio di chiunque.

Da i talenti il compito.

.

E dubito che alcuno
sia in sé più che io in me.
Par’agone fra pari.
Quantità di qualità…

effimero numero.

.

.

.

Mobilità moderata

.

.

Lo sguardo coglie fiori, in basso
raso terra, sottofondo di salici piangenti.
Ma in alto gli olmi ondeggiano:

.

ripetuti inchini di cime e tronchi,
moto comune al gruppo. Sciolti
distacchi appena trattenuti

.

di fronde carezzevoli, individuali.
Foglioline oscillano tremule
al sorriso accennato del vento.

.

.

.

Dolce conquista

.

.

Ogni giorno umori, buoni e cattivi,
a sottomettermi. Lena tenace,
l’umorismo compatibile allaccia
girovaghi arabeschi capricciosi.
Placido, senz’affanno, brama indizi
per tener dietro a quel che a mia insaputa
trama e fermenta chi più non sospetto.

.

Alchemia odorosa, dietro le quinte,
pretende la resa incondizionata,
guai all’apprendista che metta naso,
o lingua, di rospo, una fattucchiera.
Sommo tributo, me condiscendente,
sia il subito accorgersi, la puntuale
gratitudine per le apparizioni.

.

.

.

Landa desolata

.

Siccità aspetta un grido che laceri
l’afa. Ma tuona e fulmina senz’acqua.
Udrei il lungo sospiro: sto bene,
eppure, dopo tutto, finalmente.

.

Una speranza solo è naufragata,
non ho perso altro. Tanta paura.
Amara, ròsa da pena cocente,
rosolata. Frutto dell’esperienza.

.

.

.

Nocciolo secco

.

.

Il meglio, assoluto di circostanza,
invano sembra eludere il calcolo.
Si insinuano a tratto fine decime
e decimali a sottilizzare
i volumi di tali recipienti.

.

Della presentazione repellente
(dare quasi dispera, e il compenso)
tuttavia cerco, fisica o morale,
alla maniera d’Esopo, sincera
almeno la somiglianza animale.

.

.

.

Ninfa abbastanza amabile

.

.

Vieni presso la fonte, tu che puoi!
Il fiume è anche altrove conosciuto.
Turbolenta in virtù dell’intimità,
sia pure torrentizia; mi do cieca,
non calcolo sassi, quale il cammino.
Prerogativa non sempre facile,
il mio signore mi accoglie scontrosa:
se non disseto do una rinfrescata.
Il cuore è stretto prima che si apra.

.

.

.

Uscita

.

.

Tegole di absidi
o bifore di torri
a voltarmi la testa.
Passeggio selettiva:
strade già frequentate,
ricordo dettagliato,
non saprei ritrovare.
A sproposito pesa
l’occhio fotografico.
Poi colgo l’occasione,
lo riempio di un tesoro.
Effetto alleggerente!

.

.

.

Supplica non di perdono

.

Nel cielo ancora azzurro beata ho visto
la rotondità obliqua della luna
tosto emergere disincantata
da un arcipelago di nuvolette
e bianca come loro; damigelle,
che l’hanno accompagnata sulla scena,
si sono ritirate in trasparenza.
Lascia qualche grappolo di collera
intricato offuscare vicinanza,
la nostra stretta, primadonna in auge.

.

.

.

Perorazione

.

Nel contenuto sarò breve, dico;
sia contenuto, la forma fiorisce.
L’orecchio interno è un condotto ristretto
mentre l’occhio, impudico, ama i fiori:
non si limitano in appariscenza,
pur se ha qualcosa di austero il biglietto,
romanico contenuto in barocco.

.

.

.

Relativi spazi e tempi

.

.

Non il corpo è impedimento, portato
a raggiungerti in altri continenti.
Enormi uccelli in transito, materia
nuvolosa, seguon fili di baci
che ti ho mandato, code di aquiloni.
Quando, non visto, ne vuoi uno, alzi
la testa, apri un po’ la bocca: ce n’è.

.

Resto ad aspettarti, sostanzialmente,
con la dispensa piena di provviste.
Ormai riposo sulla sicurezza
di incontri volanti, quando vogliamo,
possibilità duratura, appena
differenti, se pur tu sia in faccende.
Parto lontana, forse mi trasformo…

.

.

.

Frammento

.

Se ammutolisco,
con tutto quello che avrei da dire,
ricorda Saffo.
Poco funzionale, al telefono,
pur emozione.

.

.

.

Immergersi, quest’inverno

.

.

Sole pallido eppure generoso
di tepore che ancor più scalda, l’aria
pura per la recente nevicata;
fra pozzanghere luccicanti a macchie
nel parco senza tempo, controluce,
imito l’irregolare staccarsi
di spesse gocce all’angolo di fronte:
s’infittisce, qualche flam, qualche rullo.
Certo mi sciolgo come neve al sole.

.

Dall’orlo della coperta ieri sera,
posate sulla tristezza sommesse
tue parole, d’un tratto hanno affrettato
i battiti dei cuori. Ho risposto
in silenzio, gravida ancora intatta.
Mi piaci e mi spavento; e mi piace
lo spavento che ci rallenta, amore.
Lenta una gioia come largo lago
s’impone. Al nostro prossimo ritorno.

.

Infiorescenza

INFIORESCENZA

Poesie

Chiara Adezati

.

.

.

Indice

Grammondo

Q ualcosa mi dice

Atomi sferici

Homo homini

Agli antipodi del valore

Segreta scoperta

Benedizione

Dannazione imprevedibile

Egloga

Incidente

Serenata

Nostalgia d’abbandono

Il tecnico

Dolore, pazienza.

Patto con il Corpus Shakespeariano

La negazione affermativa

Lungimiranza tanti tanti anni fa

I termini della questione

Sillogismo

Mens in corpore

Come restar spiazzati pur avendo capito

Passione paziente

Sarabanda in do

Contrasto

Ubungsblues

Tonight’s the night

Idiomi dell’intimità

Meno banale ( di quel che sembra )

Ricercare è un passatempo

L’usignolo è raro

Amore costante

Mezzogiorno d’aprile

Il viandante volubile

Le parti in causa

Sehnsuchtswahrnehmung

Sogno la Sardegna

Forme

Lavoro e lavorio: non vano, umano

Quartine di giga

La mamma raccomanda

Omaggio alla decadenza

Obiezione, Vostro Onore

Colori per Anselma

Terzo principio

La vita insegna

A posteriori

La via spianata

Galleria gratis

Categorie riduttive

Più o meno: pausa

Case asimmetriche

Felice la mattina e io con lei

Hinterland napoletano

Quel che conta (se conta) è un insieme di cose

Ipotesi sospesa

Basso profilo

Aa cercasi

Il canto della notte

Molto provata

Sei sonetti dalla Sicilia:

I – In arabo

II – Semper novi

III – Pendolari di pendolini

IV – Lampedusa

V – So it’s a long way… down south, from Sicily

VI – Sicily is an island. Triangular

.

.

.

Grammondo

.

.

Ove limite limpido il monte,

liquido illimitato l’orizzonte,

la notte spalanca un cielo profondo:

stelle rubate al resto del mondo.

.

Morbido muschio ci dona il ruscello,

son pieni di more i ruvidi rovi,

foglie d’autunno nascondono funghi.

Case e muretti grigia pietra viva.

.

Erbe selvatiche crude o cotte:

boragine, tarassaco, primule,

piantagine, vitalba, pisciainletto.

.

Colgo corbezzoli. E annuso l’assenzio!

Salendo nel viottolo c’è un mulino;

finite le fasce d’ulivi, il pino.

.

.

.

qualcosa mi dice

che sono felice:

arriva qualcuno

la notte per Psiche.

.

.

.

Atomi sferici

.

.

Quei ricordi isolati

non erano pensieri

ma atmosfere!

.

E solo lui entrava

solo lui volava

si librava, si libava.

.

Dopo, l’angolo curvo

delle labbra ai lati

sorrideva.

.

Questo senza pensare

facevo, e ora penso

senza fare mai.

.

.

.

Homo homini

Istantanea con flash

.

Un lupo ulula lugubre alla luna,

perduto ha molto e ancora perde sangue;

ogni anno perse il pelo e non il vizio,

come per sua natura. Sua civiltà.

.

Già condannato ad azzannare poco,

forte di fibra e debole di denti.

Già lasciò il branco e visse solitario:

è in fin di vita ma la morte tarda.

.

Giovani lupi che egli mise al mondo

corrono i monti come ai tempi andati,

cacciano prede come gli videro fare.

.

Anche – forse – guidati dall’odore

riconosceranno, come accadde a lui,

un mucchio d’ossa, alla luna, bianche.

.

.

.

Agli antipodi del valore

.

.

Satire incandescenti che sbianchino

la sozzura, son venuta scrivendo

negli anni a deridere in cuor mio,

fu pietà già non farlo in lor muso;

per loro ho imparato la tolleranza,

che han da esserci perchè il resto sia.

Indignazione permane, avvelena,

più in là della vergogna invelenisce.

.

.

.

Segreta scoperta

.

.

Luna, mezza luna brillante!

dove sei stata che torni pulita

nell’alba blu ti stagli sulla luce…

alle terme forse? Impallidisci.

.

.

.

Benedizione

.

Sorridenti a reciproche carezze,

inanellate, umide di odori,

trasfusioni di coraggio e fermezza

in tenebrosi sguardi infuocati.

Sì dolcemente tremando, tramando

esiti per rispecchiare il sorriso.

.

.

.

Dannazione imprevedibile

.

.

Imparerò mai a non mai dir mai?

Giammai non fia che nol rinunci omai.

Corvaccio del malaugurio, quando mai

lasci di perseguitarmi e te ne vai?

Mai troppo tardi? …Ma non si sa mai.

.

.

.

Egloga

.

.

Papà riteneva un pastore

fortunato, che pensa molto.

Più compiuto dipingere,

scolpire, suonare, scrivere

altro, a dar forma al pensiero.

.

Ben venga tangibile prole

se questa calma agit’azione

tiene occupato il cervello,

lo svuota di qualche orpello,

mentre comprende un intero.

.

Si raccolgano a gruppi sparsi

profani verbi fatti carne…

comportano l’esser notati

(virtuosismi, se im-pertinenti):

lo scambio in natura è maturo.

.

.

.

Incidente

.

.

Sofferte, le forze di distruzione

son giunte a una cedevole barriera,

hanno scontrato un limite più netto

oltre il quale, maledetto, all’istante,

si deve porre in pratica un effetto.

Ho rotto una puntina di diamante

che scavava di suoni una miniera,

miglior possibile riproduzione.

.

.

.

Serenata

.

.

Sarò in grado di farlo

come di non farlo.

Valutata la differenza,

mi sarà indifferente.

Quando mi butterò

su un piatto della bilancia,

rannicchiata, pioveranno

difficoltà, e dolci

ricompense del caso.

.

.

.

Nostalgia d’abbandono

.

.

Mi opprime una nube di materialismo.

Le cause dell’accaduto, caso mai,

potrebbero cercarsi in atmosfera.

Nessi e connessi piuttosto sconnessi.

.

Quandanche scioltezza irreprensibile

fluisca nella vita coniugale,

tuttoggi perdo sempre ancora il filo,

cui pavida m’aggrappavo e rimpiango

.

che il meglio come il peggio è un turbinio,

indistinto, perchè non c’è, nel corpo,

nell’ora, nel luogo, che una minima

parvenza di realtà. A cui anelo.

.

.

.

Il tecnico

.

.

Ove alcunchè s’ammire

molto aggrada pur gire

ed a costui rimetto

coglier più di un bel frutto

mentre a legger ne doce

lenti, ad alta voce,

spander molta saliva

per virtù curativa,

porre nella cultura

la nostra somma cura.

.

.

.

Dolore, pazienza

Sabine Sicaud!

.

C’è il glicine, ora, in fiore.

Ora i grappoli pendono fitti.

Mi accontenta la pace del giardino,

le foglie tanto tenere, che il verde

dà sul giallo, tanto è pallido.

La luce così diffusa,  che sembra

profumo. Vieni pettirosso, spesso!

.

.

.

Patto con il Corpus Shakespeariano

.

.

Essere o non essere. Che dilemma?

Con amore, e tante scuse. Che dilemma!

Essere contraddizione! o non essere.

Senza equivoco, oh Elmo di Volontà,

Wilhelm, accetti?

.

.

.

La negazione affermativa

.

.

A non fare niente, a bracciaperte

la Poesia mi viene incontro, a parole;

mi accarezza con lo sguardo, lusinga,

mi accarezza con il brivido. Ben venga!

.

.

.

Lungimiranza tanti tanti anni fa

“Il fegato, sede delle passioni”

.

Gli egizi, come forse altri popoli…

Viene da pensare che: sapevano

più o meno quello che sappiamo noi.

Noi non sappiamo più con esattezza

quello che sapevano. Si può dire:

sappiamo già e non sappiamo ancora.

Non sapevano, allora,

quello che avremmo saputo.

Noi non sapremo mai.

Focalizzata storicamente la spia fatta di vetri,

meglio ora occuparsi dei contemporanei,

meglio aver cura di chi vive con noi.

.

.

.

I termini della questione,

questione di termini

(To be in good terms)

.

Un sentire sì fragile ti mando,

che la farfalla è stabile al confronto.

E par follia e fa male fragilità

in sentire sì forte alleanza

che sommessa allevia e allieta,

in tanta solitudine affinità

affrancano. Non farò opposizione:

non porti io ancor armi per ancorarmi.

.

.

.

Sillogismo

e, pigro gran mio amore

epigramma

.

Voglio l’uomo brutto.

Si deve sentire brutto,

per amare bene.

Chi ama bene, è bello!

.

.

.

Mens in corpore

.

.

Un corpo morto si getta

la poesia fisiologica.

Non è solo per la mente,

non solo mente,

se allude vita

sotto la vita,

se tocca.

.

.

.

Come restar spiazzati pur avendo capito

.

.

Brilla l’acqua in goccioline al sole,

immemori chiocciole e lucertole

immobili su umido terriccio,

sulla spiaggia una bella mareggiata.

Grandiose queste cose senza tempo.

Nel tempo sempre uguali, primavere

mediterranee, viste e riviste

non stancano, anzi invitano la calma:

a fermarci, per imprimerle ancora,

stupende, sempre nuove, vecchie cose.

Non sai se la sosta fu breve o lunga.

.

.

.

Passione paziente

.

Solo saltuari amanti

fanno un salto

a far quattro salti.

Nessun ragazzo di vita;

fu l’uomo morto.

Diede vita a sogni

scaturiti al futuro.

.

.

.

Sarabanda in do

.

.

I raptus di rabbia che distruggono

dimore, che divorano doveri,

vomitano vortici, spalancano

vertigini ripugnanti e risibili.

Sordidi impulsi impermeabili,

sordi al buonsenso, alla ragione tarda,

afferrano un oggetto brutalmente

per lanciarlo contro fragili schermi:

rotti in mille pezzi. Ciononostante,

ciechi, imprecano fragorosamente.

Senza lasciare il tempo che trovano

passano infine come son venuti.

.

.

.

Contrasto

.

Stanchezza, in via di sfacelo,

morte civile in agguato.

Spreco distorto sbandato,

ladro di forzalavoro.

Disordine desolato,

trappola. Inconciliabile

bisogno non condiviso.

Colmar l’amore di sonno.

.

.

.

Ubungsblues

.

My life was always full of trouble.

My life did find it’s way.

I never went so far.

No, I won’t ever have it my way.

Give up, my soul, and don’t give up your trying,

remember to be trained.

Don’t give up one minute

striving, going, simply to be there.

Fun waits for you, loving caresses,

you follow, wise, plastic, elastic.

Hope says somewhere there’ll be reward.

Experience – knowingly – the same.

Do count on all that, so easier

will life be generous,

nature be kind, at ease

the easiest you get what you live for.

.

.

.

Tonight’s the night

c.a. cortese attenzione

c.a. caro amore

c.a. cazzi amari

c.a. chi ara adizeta

.

.

.

Idiomi dell’intimità

.

.

Rustica o ostica o pure ostile,

attenti che in mano ho il badile:

so difendermi quant’ho subìto danno,

vi seppellisco becchina in men d’un anno.

.

.

.

Meno banale ( di quel che sembra )

.

.

Invero un bell’affar serio, la vita,

quando agiatamente insegni a ridere.

Dividere la vita, e poco spazio,

con un uomo, amore e tolleranza,

per i molti o no anni ma ultimi

riversare tutta la mia passione

finora contenuta controllata

ma via via accresciuta, ora smisurata.

Trabocca traballante bocca a bocca

parlare molto fino a poco prima,

nei gaudi scegliere astratto gridolio.

.

.

.

Ricercare è un passatempo

.

.

Dimmi di tutto! …’tanto non ci credo.

Mente ingombra: se srotola un pensiero,

ne versa una matassa ingarbugliata.

Servono occhi appuntiti, ad uncino,

.

per scovare punti deboli al dito.

Ne deduco equazioni sorprendenti:

una è Vu uguale Pi di Noi,

dove Vu sta per voglia, Pi pensiero,

.

mentre Noi si pone tra parentesi.

Vale quando Vu e Pi coesistono.

Per definire il campo di esistenza

di  funzioni dette Vita in comune.

.

.

.

L’usignolo è raro

.

.

Nel bosco qualche volta mi domando

se canti qualche uccello nella notte

che non sia il gufo l’allocco o le civette

ma dalla mia finestra qui sul mare

in pieno centro cittadino, l’alba

di rondini risuona e pappagalli

di merli, passeri o gabbiani irati,

mentre a quell’ora dopo mezzanotte

proprio non saprei dire chi tranquillo

zufolasse armonioso e con un trillo.

.

.

.

Amore costante,

umore no.

.

E more mature

quando sì

quando no.

.

.

.

Mezzogiorno d’aprile

.

.

In una piazza aperta che è la valle

partono viali alberati lungo il torrente;

il ponte grigio si affaccia sull’argine

ricoperto di erba nuova, dell’affluente;

se ne è appena andata la neve

la poca acqua è già quasi stagnante.

Dietro corre la dorsale appenninica

quasi spoglia ma verde spelacchiata,

contro un cielo intenso – sul Geirato –

e vola un altro ponte, più alto,

l’acquedotto rosso, arcuato.

.

.

.

Il viandante volubile

.

.

Why can’t I tell – my love –

I can’t tell. Sing this secret,

sing it loud – as it sounds.

.

.

.

Le parti in causa

( tono pacato)

.

Stupido solo il cuore spera ancora,

la memoria contro ogni volontà

autonoma splendida riaffiora.

La ragione ha ragione, di stato,

brutto stato nè affatto piacevole.

Il passato abbastanza rivangato

fermenta stracolmo di seme buono.

Ha ragione anche il cuore a sperare

se solo, aleggiante, la fantasia

subentrerà incoraggiante futuro.

Qualunque male, amore è sanare.

.

.

.

Sehnsuchtswahrnehmung

.

.

Trabocchiamo! E’ un trabocchetto?

Perintanto ci abbracciamo,

per incanto ci fissiamo,

per incauto ci cerchiamo.

.

.

.

Sogno la Sardegna

.

.

Intorno a un nurago uno spazio vasto

mare e boscaglia sogno, il Regno augusto.

Ligure in Liguria, di necessità

facciamo virtù, amo spazio angusto.

.

La stratificazione: degli stili

qui nei secoli lavorati a mano;

delle rocce, dei sassi, della pietra

lavorata dal mare là, nelle ere.

.

.

.

Forme

.

.

Un arco balenò sull’infinito

e ore stetti, ore a contemplare.

Ore silenti di spazio interiore.

Un sogno da solitudini oziose,

fuggevoli ore di eterno nitore.

Musica del silenzio le parole,

ore fulgenti di vasi e pandore.

.

.

.

Quartine di giga

.

Mi chiamo Chiara

non sono avara,

bizzarra sono,

mi piace il tuono.

.

Me ne sto al caldo;

se non c’è il sole

passo spavaldo –

vo’ a coglier viole.

.

Non mi dò un tono

per darsi arie.

Adoro il suono,

le luci varie.

.

Pallida luna

che splende in cuna,

rosata alba

non fu mai scialba,

.

tramonto infiamma,

vespro cinerino,

sempre la mamma

bacia il bambino.

.

.

.

Lavoro e lavorio: non vano, umano

.

.

Involontariamente ho confuso

tutta la vita il sogno con le cose;

non lo sapevo che era intessuta.

Faccio un sogno e credo che sia vero

e vero è – ma non è cosa – e vedo

cose credendo di sognare: infatti

sogno. Mischiandolo – e non c’è verso! –

con tutte le cose. Ora che lo so.

E chi lo disintrica? non ha senso.

Delle trame una è sogno – ogni cosa.

Anche ammettendo ciò non li distinguo;

non vedo divisione netta, perdo

con la luce che va e viene i fili,

ruota la linea d’ombra, si sposta.

Avere un calendario appeso là

non è passeggiare fra megaliti

sostare a verificare misure

ripetibili, trovare un punto fermo,

un tracciato grazie a linee di massi

non smisurati ma certo grossi.

Come l’ombra il sogno non si spicca –

mai un attimo (offrirtelo in dono),

volge ad altro il colore delle cose.

Non sarà che non conosceremo

il dritto e il rovescio del tessuto,

uno imprescindibile dall’altro,

uno imparentato col suo doppio

anche multiplo stratificato.

Sarà consubstanziale, un’anima,

conosciamo la confusione.

Ancora si ripetono

cose come la stagione:

sogno forse che declina

la civiltà contadina…

però per quanto abbia piedi per terra ,

ha la testa nelle nuvole, l’uomo;

come aspetta la pioggia il contadino

guardando per aria teme e spera,

scrutando i cieli cerca di capire.

Mi confondo, credo delimitare,

constatare, tento circostanziare.

Dorme fra dolmen il dolore, vedi

che tace e si risveglia quando sogna

di essere la gioia. O la farfalla.

.

.

.

La mamma raccomanda

.

Nervosa di natura

sei bassa di statura

non sei appariscente

se buon sangue non mente

tieniti sottotono

non morderti la lingua

se fantasia l’impingua

vai da Edipo a Colono

mettiti l’ale ai piedi

diesel di motore

nota quello che vedi

al trascorrer dell’ore

se nulla ti accontenta

sopporta quel malore

come una luce spenta

mantiene in sé un languore

non farne una tragedia

se muori un po’ d’inedia

cantami una canzone

che inneggi a cose buone

non fu una gran fortuna

passare in questo mondo

di gioia e dolor tondo?

Risponderà la luna.

.

.

.

Omaggio alla decadenza

.

.

Potrei continuare ancora per molto

senz’esser costretta a avvampare in volto

prima che mi venga meno la voce

aggiungerei quattro parole in croce

sapessi che importanza possa avere

metterei la mia mano sul braciere

giurerei su tutti gli dèi antichi

che le storie migliori sono i miti.

.

.

.

Obiezione, Vs. Onore

.

.

Quanti pianti abbiamo udito…

tanti, troppo tanti, bambini.

Gonfi di disperazione

e di urla strazianti,

allo spavento si mischia

l’angoscia, che non riesce,

se non da mamma,

forse,  più di consolare.

Pianti che non finiscono

ma si esauriscono solo,

per stanchezza, e lasciano

segni profondi nell’ombra.

Non così pianse mia figlia,

non con questi accenti. Lei sa

chi la ama nell’assenza,

non subisce l’abbandono.

Se non una volta sola,

la ricordo, per la strada:

calmarla? non c’era verso.

A due anni e mezzo scalciava

al ritorno dall’asilo,

recalcitrante senza più

poter sentire una ragione.

Continuai imperterrita

a parlare a spiegare

insormontabile intralcio

lavoravo per mangiare.

Sembra che mi capì bene;

ma fu anche l’unica, quella,

assoluta condizione

al nostro grande amore.

Ma sento altri bambini

piangere come i fratelli

e come me da piccola

e ancora vorrei piangere.

.

.

.

Colori per Anselma

.

Bianco è un saltimbanco,

grigio fa il gioco del prestigio,

viola a spasso in carriola,

marron l’asciuga col phon,

verde di tutte le merde,

rosso salta il fosso,

giallo passa a cavallo,

indaco eletto sindaco,

blu chiede chi sei tu,

nero fa che sembri vero.

.

.

.

Terzo principio

(termodinamico)

.

Spesso le cose sono belle.

E’ orribile l’ordine canonico.

Aria fresca. Apri all’inverno.

Ci pensa l’entropia, il vento

a scompigliare, arruffare,

a ricomporre l’ikebana

dove l’erba non è rasa.

L’uso non rituale, o il gusto

non premeditato, preme:

tabula, natura morta.

Vetro verde, vino, olio…

Di complessa provenienza,

concorre a convogliare

la fatidica tendenza.

Un capriccio meritevole,

non si può negare;

né contrastare, prendo atto,

anzi si può apprezzare.

Un capriccio – di chi?

più che personale, e per ora

provvisoriamente, detto

‘legge universale’.

.

.

.

A posteriori

per la maturità di A.

.

Chi l’ha compiuta non la rifarebbe;

guarda avanti senza forza,

guarda indietro con dolcezza,

la sfacchinata rende sfaticata…

ma intanto così è. Non serve

un processo al passato o piangere

sul latte versato. Puoi scansare,

ormai, puoi goderti l’ozio a iosa.

E questa è un’altra vita. Non rincorre

a vicenda l’uno, l’altro, il destino…

Sempre è l’ignoto che ci circonda,

ma meno ostile, forse rabbonito,

non tanto da una preda rassegnata,

da un’inane calma che pervada…

.

.

.

La vita insegna

.

Compro pochi libri

rispetto a quelli che leggo,

li compro più spesso

dopo averli letti;

regalo tanti libri,

spesso dopo averli letti,

ma quelli che tengo

non li presto più.

.

.

.

Galleria gratis

.

.

Mi accosto alla finestra,

che gridi di luci!

che marine! ogni sguardo

tripudio e gaudio;

non saprei scegliere:

competono tranquillamente

con tele di Turner.

.

.

.

Categorie riduttive

.

.

Qual è la Differenza in assoluto

fra essere e esser stata – alla mia età,

oltre i cinquanta – innamorata.

Un passato, nemmeno remoto.

Un prossimo, nel tempo, che non mi è più

a portata di mano nello spazio.

Se non siamo altro, o preoccupati,

siamo – dolenti – quel che siamo stati.

Sensazione quasi di felicità,

la stessa, nello spazio del ricordo.

Un velo forse di malinconia

la sera. Oppure ho dimenticato

un ridicolo intervallo, ho vissuto

proprio come fosse oggi l’allora.

.

.

.

Più o meno: pausa

.

.

Palesasi paura d’abbandono,

punto più vulnerabile di tutti,

sgretolarsi d’energia il collante:

si polverizza l’idolo di creta.

Tal frana senz’alberi la collina,

sommerge di fango un gran paese.

Alla mercè del tempo che è crudele,

risparmia raramente la bambina.

.

.

.

Case asimmetriche

.

.

L’angolo ottuso

opaco ottenebrato

ha suono attutito e la sordina

l’angolo acuto

luminoso squilla

al suo complementare la mattina

.

.

.

La via spianata

.

.

Tante energie

me le ha spese il dolore,

le incombenze

sempre troppe. Qualcuna

me l’ha data la gioia:

per questo ho fatto poco.

.

.

.

Felice la mattina e io con lei.

.

.

Oh l’aria sognante intorpidita

dalla notte, fresca aria matutina,

l’odore di nonsochè è unico.

I cieli all’alba del mattino: rosa,

azzurro freddo, grigio cupo e bianco;

grigioblu il mare, con riflessi rosa –

un lago. Un velo di luna lontana.

Lenta senza un suono arriva la luce.

.

.

.

Hinterland napoletano

.

L’anno ha avuto un forte finale.

Il mio amato, 360° di artificio,

orizzonte sfavillante.

La fortuna, e ce la siamo anche un po’ lavorata,

di avere qualcuno felice se siamo felici.

Non saremo infelici. Se uno di noi è felice,

lo siamo subito in due.

Una meno fragile felicità.

Gli occhi al cielo, non sapevi

se ti arrivava acqua o fuoco,

pioveva e scoppiavano i botti.

.

.

.

Quel che conta (se conta) è un insieme di cose

Virgilio, Egloga ‘Messianica’

.

Ho capito che c’è fra le persone

una differenza abbastanza netta

se nudi nascono maschio o femmina…

ma, delle tante altre disparità,

che intersecano il fisico alla mente,

mi pare ora più determinante

se abbia bevuto al seno della mamma:

chi tanto, poco o nulla ebbe da lei.

Se a lungo. E a quali condizioni.

E con qual spirito abbia ricevuto.

Col padre, senza, o con un modello.

Anche secondo i geni ereditati,

salute a Darwin! e noblesse oblige…

tanto finora s’adattò la specie.

Quanto son più determinati quelli!

.

.

.

Ipotesi sospesa

.

.

Il silenzio regna assoluto qui intorno,

osservo che mentre sto andando a letto,

apprezzo alla finestra anche il freddo

a fine autunno della sera: mi spinge

una curiosità come un’altra,

l’analogia del sonno con la morte,

tanto che amo io la vita e i sensi,

a fantasticare domandandomi

come sarebbe qui e là oltretomba,

se fracasso bailamme indiavolato

di chi è ancora vivo o chi già morto

conversazioni intimità incontri,

senza esteriorità di sorta, i tempi

gli spazi i costumi, persisteranno.

.

.

.

Basso profilo

.

Non covare le passioni

tu, coltiva tenerezza.

Quelle spuntano da sole

quando meno te l’aspetti,

sono sempre più di una,

a rigore, e contrapposte.

Ti travolgono con foga

che non sai se inizi o smetti.

.

.

.

Aa cercasi

.

.

Ho spogliato la parola Aamore

e non credo d’averla defraudata;

ho tolto ogni sorta d’aspettativa,

disatteso l’abito di promessa!

L’ho vista nuda e le ho dato un cappello,

un semplice ornamento per la testa:

affinchè non passasse inosservata,

le metto un prolungamento di una A.

Nessuno potrà dire sia la stessa;

per quanto dirla sia pericoloso…

son tuttora in vigore tradizioni.

Per me l’amore-con-due-a diventa,

nella contingenza di pronunciarlo,

un puro atto di constatazione.

Chi la pensasse come me ricambi!

.

.

.

Il canto della notte

si respira alla finestra.

Il buio è denso,

il silenzio si ascolta.

La comunione profonda,

la musica è dei sensi.

.

.

.

Molto provata

.

.

Ci son momenti che urlo basta, basta!

Troppo fatico tutta ‘sta pazienza

senza sapere dove può condurmi:

un destino infame mi toccò in sorte.

Allora mollo le mie occupazioni

mollo qualunque cosa stia facendo

mollo il pensiero e il tono muscolare,

so che è giunto il momento del riposo.

Non volermene se mi stanco presto.

Già mi è costato quest’ultimo sforzo,

fermarmi brusca prima di una meta.

Non avrei dovuto tirare la corda,

tanto sono sfatta e mi faccio pena…

Ma l’energia! non si misura a ore.

.

.

.

.


Sei sonetti dalla Sicilia

.

I – In arabo

.

Ti chiedi di più cose quali, un verso

volesse dire. O il suo autore. E tu.

Pensa che è poesia, valgono tutte.

O buon creativo lettore, apprezza!

.

Le cose? son cambiate? Cambiamo?

Dopo il secolo della scienza acuta,

le cose sono quelle e non lo sono.

In teologia il già e il non ancora.

.

Significati sovrapposti, anche

opposti, possono combinarsi.

Vedi, anche tu, che non c’è confusione…

.

almeno non diversa dalla vita

che è ferma e corre, conserva ma butta

distrugge ricrea ripete e inventa.

.

.

II – Semper novi

.

Dice una voce da dentro il mio antro

logora o logorroica: è troppo tardi,

in cattive acque. Per rimediare.

Lascia. Lascia fare il corso alle cose.

.

Lascia il tormentarti a rimuginare

sulla tristezza, se stai così male.

Soffri; devi soffrire? Taglia corto.

Non hai che la scrittura a consolarti!

.

Eppure valgono bene i tuoi studi

che soli ti distraggono in penombra;

la gioia che ti dà sentire affine

.

quando hai le tue letture preferite;

valgono le angustie, l’inquietudine.

Sul mare è un incendio il tramonto.

.

It’s too late for beeing somewhere. Africa!

.

.

III – Pendolari di pendolini

.

Son triste. Se la porta non si apre.

Stufa di saliscendi da ‘sto treno

per quanto mi vantassi di sapere

agile afferrarlo in corsa o lasciarlo.

.

Tracima la tristezza, invade tutto

il vagone, del merci, che mi tocca;

manco un pagliericcio, nonché poltrona

dimessa, di terza classe dismessa.

.

Vuoto, lo scompartimento. Fa freddo:

se non meritavo alcuna accoglienza…

non c’è altro posto dove possa andare?

.

Chi dice che non freni la carrozza,

sul predellino posi piano il piede?

una mano, una voce non m’inviti?

.

D’Africa sempre, aliquid novi…

.

.

.

IV – Lampedusa

.

La voce cavernosa dall’albero

maestro, dei venti che non lasciano,

dei venti incapricciati fra le vele.

Turbinoso maestro del non detto!

.

Che dire? La voce arriva. Confonde,

in queste acque cattive! “Navigare…”

Prova, in una cappa di dolore!

“non vivere necesse.” Sei incappato,

.

male. Del male deve ognuno farsi;

chè del bene, dagli altri se l’aspetta.

Mal te ne incolga, senza l’àncora sei.

.

Metti alla cappa, timone alla barra

tutto contro. E aspetta, non c’è rimedio.

Media, rimedia…cosa rimediare?

.

Un tratto lungo c’è ancora di mare.

.

.

.

V –

So it’s a long way… down south, from Sicily

to Africa. Where precisely we don’t know

to land a quiet port. Hic sunt leones.

There are! And still in our centuries.

.

I wont say so to scare you! Exept the more

we all could know, the better. For Africa,

they say, semper aliquid novi apportat.

Be it liquid or solid, is’n it a gaz?

.

Could it be? Something new under this sky?

Under my skin. Vanity. All is vanity…

Qohelet, dear. Don’t you cry. You make me cry.

.

This is not to doubt! But tears, forever tears:

they’re certain, you can count on them, be sure

each one is new, is fresh, is warm, is a pearl.

.

.

.

VI –

Sicily is an island. Triangular,

more or less. Land, a hard one, of solid earth.

Swiftly, sweetly or not, all ‘round by the sea

attorned. Licken eaten even bitten.

.

Bitter sometimes. Always fruitful and flowery:

in colours, up on the black lava to high

Mongibello’s vulcan. Aethna. Greek arab

phenician scandinavian ships, primitives

.

maybe and brigands circumnavigated

each hole, the very euclydian perimeter.

From Africa they came and went, both nations,

.

to sing from news and stories through the eves,

in full floating capturating narrative,

in mixed tunes, as fish as tuna went by.

.

.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: